Sono passati 40 anni da quando la cerimonia d’insediamento di un presidente degli Stati Uniti si era svolta, l’ultima volta a Capitol Hill. E, non a caso, Donald Trump ha scelto proprio questa location, proprio lì dove 4 anni fa c’era stata una delle più grandi manifestazioni di dissenso politico in America. La cerimonia che è culminata nel giuramento di The Donald sulla Bibbia è stata ricca di significati simbolici, alcuni quasi ancestrali e di altri che cambiano significato.
Tra VIP inaspettati e grandi assenti, la sensazione è che – come ha sottolineato il nuovo Presidente USA – siamo realmente di fronte ad un nuovo capitolo per l’America e, forse, anche per tutto il mondo.
Donald Trump abbandona la cravatta rossa
Il primo colpo di scena viene offerto proprio dalla cravatta rossa, considerata una grande assenza. Lo stile del Tycoon era diventato inconfondibile proprio grazie a questo dettaglio e simbolo di potere e determinazione che è stato invece sostituto da una cravatta in stile sui toni del viola. Si tratta di un modello molto lungo, un taglio che ha sempre dimostrato essere di suo gradimento, in seta viola, a pois, una tonalità che nasce dal rosso e dal blu, i due colori della bandiera americana, simbolo dell’accordo tra le due parti dell’elettorato.
La scelta sembra suggerire un adeguamento all’accessorio che si addice a questa situazione, insomma “la cravatta delle occasioni” e soprattutto “che il Popolo Americano si aspetta” perché proprio a quel popolo americano che Donald si sta rivolgendo e che deve governare per il prossimo mandato.
Insomma, l’interpretazione di questo cambiamento è da ascrivere ad un tentativo di presentarsi come “il Presidente di tutti“, cercando di smussare le divisioni che hanno caratterizzato il suo primo mandato. La cravatta è tradizionalmente indossata da leader e diplomatici per sottolineare un atteggiamento inclusivo e di continuità istituzionale. Un cambiamento che potrebbe suggerire un approccio più moderato e strategico in vista della prossima campagna elettorale.
In fondo ce lo aspettavamo
Che Donald Trump potesse cambiare cravatta era ormai plausibile vista la scelta altrettanto istituzionale compiuta in occasione della fotografia ufficiale come 47° presidente degli Stati Uniti, quella scattata al Presidente più anziano ad entrare alla Casa Bianca. La somiglianza con la foto segnaletica è schiacciante ed evidente: sembra quasi gridare al mondo “Trump sono io e sto diventando presidente, di nuovo, nonostante tutto”.
La posa della fotografia mette in rilievo le asimmetrie del volto del Presidente, proprio come fatto in occasione dell’arresto, ma il colore della cravatta, in quella occasione, era un classico celeste.
La cravatta rossa, un testimone che passa a J.D. Vence
Alla cerimonia di giuramento di Donald Trump, la cravatta rossa, simbolo indiscusso della sua identità politica e istituzionale, assume un valore simbolico ancora più profondo, trasformandosi in un vero e proprio testimone che passa nelle mani di J.D. Vance. Coerente con quanto indossato in ogni occasione istituzionale di rilievo, la cravatta rossa non rappresenta solo uno stilema estetico, ma un manifesto politico, un inno di battaglia che incarna i valori e la visione del trumpismo.
Questo passaggio di consegne non è soltanto un gesto formale, ma una dichiarazione di continuità e di speranza: la sfida di proiettare il trumpismo oltre la figura di Trump stesso, affidandolo a una nuova generazione di leader capaci di raccoglierne l’eredità e di tradurla in un futuro politico duraturo. In questo gesto simbolico si legge la volontà di consolidare un movimento che, pur partendo dall’iconografia del passato, guarda con determinazione alle sfide che il futuro riserva. Del resto, non era proprio questo il messaggio contenuto nella sua autobiografia “Elegia Americana”?
La moglie di J-D-Vence, assolutamento non in palette
È saltata all’occhio la scelta cromatica della moglie di J.D. Vence. Usha Vance, la nuova Second Lady, si è mostrata raggiante avvolte nel suo caldo cappotto rosa pastello abbinato a stivali scamosciati Manolo Blahnik. Un “Custom Peony Cashmere Coat” come viene orgogliosamente dichiarato dal post Instagram di Oscar de la Renta.
La scelta di indossare un abito che difficilmente può essere abbinato alla sua palette cromatica è la conferma di come, soprattutto in un’occasione importante e irripetibile come questa, l’armocromia passi in secondo piano a favore invece della scelta del colore che fa sentire a proprio agio.
Melania Trump e la famiglia reale d’America
Non meno significativo è stato il look di Melania Trump durante la sua seconda cerimonia di insediamento alla Casa Bianca. La nuova first lady – se così si può dire – ha scelto di indossare un elegante abito doppio petto su misura blu navy, ovviamente di uno stilista americano, Eric Javatis: anche in questo senso di nota un grande cambiamento, dopo tante scelte di stilistici non Made in USA. A completare un cappello blu e bianco, indossato anche al chiuso, conferendo un tocco di regalità alla sua figura e richiamando con eleganza l’iconico stile di Jackie Kennedy.
Questo accessorio, scelto con cura, ha aggiunto un’aura di raffinatezza e solennità all’evento, sottolineando la continuità con le grandi tradizioni della Casa Bianca, ma al contempo affermando l’unicità e l’autorevolezza del suo stile personale.
Del resto, la scelta di Melania Trump di indossare il cappello che nasconde lo sguardo non è passata inosservata, confermando ancora una volta la sua capacità di unire moda e comunicazione con estrema efficacia. Usando il gergo teatrale, si potrebbe parlare di “maschera moderna”.
Che il look di Melania Trump contribuisse a creare l’idea di una famiglia reale d’America viene confermato dagli abiti scegli dagli altri membri della famiglia. La figlia di The Donald, ex Consigliere, Ivanka Trump ha sfoggiato un look verde abbinata ad una borsa firmata Dior (da quasi 6 mila euro) che ricorda molto Kate Middleton: con il cappellino sembrava pronta per un matrimonio reale. A confermare il nuovo look più sobrio, il colore di capelli di un biondo royal (e meno barbie) e i piccoli orecchini di perla ad incorniciare il volto.
Kamala Harris a lutto
Dall’altra parte dello spettro politico, Kamala Harris ha optato per un completo nero, quasi a lutto, caratterizzato da una zip accollata, una scelta che trasmette un messaggio di sobrietà e risolutezza. Sono lontani i tempi del tailleur marrone della copertina di Vogue, che era stata più un augurio che una santificazione.
L’abbigliamento della ex vicepresidente che sancisce la sua definita sconfitta riflette un atteggiamento istituzionale e composto, suggerendo un momento di riflessione e rigore in un contesto politico carico di tensioni. La scelta cromatica, apparentemente austera, potrebbe essere interpretata come un segnale di resilienza e determinazione nell’affrontare le sfide future con fermezza e integrità.
Joe e Jill Biden e il colore che unisce
Joe Biden ha indossato un prevedibile completo blu con una cravatta azzurra: l’unico elemento leggermente inedito è la pochette a tre punte nel taschino. Più interessante, invece, è stata la scelta di Jill Biden: la first lady in uscita ha scelto una mise griffata firmata Ralph Lauren, una scelta non casuale non solo per lo stilista ma anche per il colore.
Jill vuole congedarsi dalla Casa Bianca con una speranza di concordia, come testimoniato dalla scelta di un colore che nasce dall’unione del rosso e del blu, rappresenta il punto di incontro dei due maggiori partiti americani, i Democratici e i Repubblicani, tradizionalmente identificati proprio dai due colori.
Tutti gli ex presidenti e le first lady (tutte tranne uno)
Gli ex Presidenti degli Stati Uniti sono stati tutti fedeli allo stile con cui hanno abituato gli elettori, gli americani e non solo. Bill ed Hillary Clinton, coordinati in blu scuro: lei in Stella McCartney, con una spilla appuntata sul cappotto in oro giallo e pietra dura blu, mentre George e Laura Bush, anch’essi in coordinato, vedono la ex First Lady in evidenza con la collana di perle sull’abito marrone. Per i due ex presidenti, cravatte azzurre, tonalità preferite dai leader democratici.
Impossibile non notare l’ingresso in sala di Barack Obama, impeccabile in un abito dal fit slim con giacca monopetto, camicia bianca e cravatta regimental nelle consuete sfumature di blu e azzurro. Tuttavia, l’assenza di Michelle Obama non passa inosservata e alimenta le speculazioni secondo cui la coppia sarebbe in procinto di separarsi, indiscrezione che aggiunge un tocco di mistero a una giornata già carica di significato politico e simbolico. Ogni sospetto è stato poi fugato dal suo post su Instagram.
Giorgia Meloni e il tailleur di velluto
Giorgia Meloni è tornata a distanza di poco più di una settimana negli Stati Uniti come ospite d’onore, nonché una leader europea alla quale era stato destinato un invito diretto. Per l’occasione ha scelto un tailleur mannish in velluto colore blu navy, simbolo di eleganza aristocratica senza tempo. La scelta del velluto non è solo una questione di trend in quanto questo tessuto manda da sempre un messaggio di ricercatezza, tipico del Made in Italy.
Il completo era composto pantaloni palazzo e giacca monopetto dal taglio lungo, indossati sopra ad una semplice camicia bianca tenuta sbottonata alla gola e delle scarpe col tacco alto
I vip della Silicon Valley
Se il legame tra Donald Trump e Elon Musk era chiaro a tutti, ha sorpreso e non poco vedere presenti anche molti altri imprenditori di Big tech al suo fianco. Nella stessa stanza, a distanza di pochi centimetri uno dall’altro c’erano Mark Zuckerberg (Meta) con una cravatta rossa, Jeff Bezos (Amazon), Tim Cook (Apple), Sundar Pichai (Google) e Shou Zi Chew (Tik Tok, recentemente ripristinato a poche ore prima dal down poi dal ripristino).
Al di là delle scelte estetiche di questi mecenate della tecnologia – peraltro tutte in linea con scelte molto classiche e lineari – è chiaro come la nuova era di Trump si apre all’insegna del supporto delle Big Tech.
A far discutere, invece, la lingerie in vista della moglie di Jeff Bezos che ha indossato un tailleur bianco con il decollete eccessivamente in vista. Per questo è stata giudicata fuori luogo.


