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Donald Trump è la persona dell’anno (per il Time)

Donald Trump ha battuto un altro record: è finito per la seconda volta sulla copertina del Time come persona dell’anno. Si potrebbe dire che è un uomo dei record: è il primo presidente degli Stati Uniti ad essere rieletto dopo un mandato di Stop, è tra i più anziani ad entrare alla Casa Bianca e, per la seconda volta, ha battuto una donna (democratica) durante le elezioni.

La scelta ha fatto discutere, com’era prevedibile, scatenando reazioni di ogni tipo. Ma d’altra parte, quale figura è stata più polarizzante, più capace di attirare l’attenzione globale e, diciamolo, più abile a trasformare ogni critica in una medaglia?

Le possibili cause della scelta del Time

Non è solo per il fatto che Donald Trump sia stato eletto presidente degli Stati Uniti battendo una serie di record, tra cui il più alto numero di voti mai ottenuto da un candidato repubblicano. La sua nomina come Persona dell’Anno da parte del Time racconta una storia che va ben oltre i numeri: è il simbolo di una grandiosa rinascita personale e politica.

Si tratta di una nomina che avviene annualmente: l’anno scorso era stata la volta di Taylor Swift, e l’anno prima il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky. Nel 2020 erano stati scelti Joe Biden e Kamala Harris, che quell’anno avevano battuto Trump e il candidato vicepresidente Mike Pence alle elezioni presidenziali. Attenzione, però, vincere le elezioni presidenziali Usa non è sempre il priority pass per la copertina de Time: basti pensare che nel 1952 andò alla Regina Elisabetta II anziché a Dwight Eisenhower (fu una bella battaglia comunque) e nel 1968 furono gli astronauti dell’Apollo 8, primi nell’orbita lunare, a battere Richard Nixon.

Trump è passato – in poco più di 10 mesi – dall’essere una figura pregiudicata, controversa nel mondo degli affari e della televisione a diventare il protagonista assoluto della scena politica globale. Ha ribaltato previsioni, smentito i detrattori e costruito una narrativa di successo che risuona con un vasto pubblico. La sua ascesa è stata un susseguirsi di colpi di scena e strategie non convenzionali, che lo hanno trasformato in un’icona del cambiamento – amato o odiato, ma mai ignorato.

La scelta del Time, quindi, non celebra solo l’uomo politico, ma anche il fenomeno culturale che rappresenta. Una figura capace di polarizzare e unire, di creare dibattito e ispirare imitazione, in un percorso che è senza dubbio uno dei più affascinanti della storia contemporanea.

L’immagine vuole la sua parte

Nel corso del tempo, l’immagine di Donald Trump ha subito un’evoluzione significativa, diventando uno strumento fondamentale della sua strategia comunicativa. Da magnate dell’immobiliare con un look quasi caricaturale a candidato presidenziale con una presenza calibrata e imponente, Trump ha saputo adattare la propria immagine per rispondere alle esigenze del momento.

Negli anni ’80 e ’90, il suo stile era quello di un businessman dallo sfarzo eccessivo, con completi appariscenti e un’estetica che gridava successo a ogni dettaglio. Con l’avvento della televisione e la sua partecipazione come conduttore di “The Apprentice”, la sua immagine è diventata più curata e accessibile, pur mantenendo quel tocco di ostentazione che lo contraddistingue.

Arrivato sulla scena politica, Trump ha affinato ulteriormente il suo look: completi sartoriali, un’iconica capigliatura che non ha mai lasciato indifferenti e dettagli che comunicano forza e decisione. Ogni scelta stilistica, ogni apparizione pubblica, sembrano studiate per consolidare la sua immagine di leader carismatico e sicuro di sé.

Sicuramente dalla moda degli anni ‘80 prende le giacche con le spalline imbottite che rendono la sua figura già imponente, ancora più temibile, sebbene unita ad un classico blu scuro che – dovrebbe – infondere fiducia e trasmettere sicurezza.

Le cravatte di Donald Trump

Parlando di dettagli iconici, è impossibile non menzionare la cravatta rossa che è diventata il simbolo per eccellenza del personal branding di Donald Trump. Lunga, con nodo stretto, vistosa e di un rosso acceso, è stata la sua firma visiva durante tutta la campagna elettorale e oltre. Questo semplice accessorio è diventato un elemento distintivo, comunicando autorità, sicurezza e un’energia quasi aggressiva. Una scelta apparentemente banale, ma che ha contribuito a rendere la sua immagine immediatamente riconoscibile e memorabile.

Ma Trump non è nuovo ai colpi di scena. Durante l’inaugurazione della ricostruzione di Notre Dame, ha sorpreso tutti scegliendo una cravatta dorata. Un dettaglio che non è passato inosservato, sottolineando la sua capacità di sorprendere e di reinventarsi a seconda dell’occasione. La cravatta dorata, con il suo richiamo al lusso e alla solennità, è stata una scelta perfettamente in linea con il contesto, dimostrando ancora una volta come ogni dettaglio del suo stile sia pensato per comunicare un messaggio preciso.

Dal mio personal punto di vista, non si tratta solo di un riferimento al lusso – al quale ovviamente fa capo questa scelta – ma quella cravatta dorata mi è sembrata proprio una medaglia al collo di Trump, un riconoscimento per chi è arrivato prima alla Gara delle presidenziali.

Le cravatte di Donald Trump non sono solo accessori, ma veri e propri strumenti di comunicazione, che raccontano qualcosa di più del semplice gusto personale: parlano della sua strategia, del suo potere di influenza e della sua capacità di usare l’immagine come un’arma vincente.

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