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Elisabetta II: il suo power dressing tra stile e politica

È passata quasi una settimana dalla scomparsa della Regina Elisabetta II, la monarca che ha governato per oltre 70 anni il proprio paese attraversando le numerose vicissitudini che si sono susseguite in questo periodo nel Regno Unito e nel mondo. La sua grande capacità di evolversi accanto ai suoi sudditi l’ha resa non solo uno dei personaggi pubblici più amati di sempre, ma anche un punto di riferimento irrinunciabile per i cittadini inglesi e non solo. 

 

Avevo già parlato in passato del suo power dressing e della sua eccezionale capacità di rendersi riconoscibile e credo sia arrivato il momento di tirare le somme di oltre 70 anni di stile, sottolineando la potenza dei suoi look in termini di comunicazione non verbale. 

Lo scopo del suo power dressing

Per Elisabetta II vestirsi non significava semplicemente coprire il proprio corpo (svolgendo una delle funzioni prime e primarie della moda, ossia la protezione), ma implicava sfruttare uno strumento a fini politici. Chi meglio di lei lei, infatti, ha capito e sfruttato l’abbigliamento come strumento di comunicazione non verbale?

 Il messaggio che voleva veicolare, per altro, non era stupire il proprio interlocutore ma rassicurare e rendersi riconoscibile. Per quanto riguarda il primo fine, è evidente come la monarca abbia creato uno stile coerente nel tempo affinché i sudditi vedessero in lei una figura costante e ferma nel tempo. Per questa apparente staticità e immutabilità intervenivano colori energici, brillanti e ricchi di emozione. 

A questo proposito durante una nota intervista la Regina aveva affermato “Se vestissi di grigio, nessuno mi riconoscerebbe”: questa frase mi porta a fare due considerazioni. La prima riguarda l’accuratezza con cui Lilibeth era solita affrontare l’argomento riguardo i vestiti, consapevole della loro importanza. 

Del resto la scelta del colore non è mai stata casuale e, talvolta, esulava anche da questioni puramente aromocromatiche: il potere dei colori vibranti che sceglieva erano funzionali a trasmettere ottimismo nei sudditi. 

Al tempo stesso, ed ecco la seconda considerazione, non possono non vedere un riferimento alla scleta compiuta dalla Regina Vittoria che, dopo la scomparsa prematura dell’amato marito, aveva deciso di vestire sempre di nero in segno di lutto perpetuo. 

Per quanto riguarda, invece, il rendersi riconoscibile e visibile è opportuno sottolineare come elisabetta, come tutti i monarchi, dovesse essere sempre ben visibile non solo da parte dei sudditi, ma anche della security: di conseguenza la scelta dell’abbigliamento e dei colori svolge svariati funzioni, tra cui anche quella di aiutare le “guardie di sua maestà” a controllare meglio la sua posizione. 

Chi ha inventato il power dressing della Regina?

L’anziana tata della Regina e i suoi biografi sono concordi sul fatto che, fin da giovanissima, avesse mostrato una grande pazienza nei confronti dello specchio. Al tempo stesso la Regina Madre, Elizabeth Bowes-Lyon, aveva insegnato alla figlia a distinguersi per l’eleganza e la modernità degli outfit; il risultato era tanto evidente quanto più lo si confrontano con le scelte estetiche della bellissima sorella Margareth che ha sempre rifuggito il rigore estetico di Corte e preferiva, invece, le “nuvole di tulle” firmate Christian Dior. 

Se quindi l’imprinting del power dressing di Lilibeth era stato dato dalla madre, nessuno avrebbe potuto immaginare una così prematura morte di Re Giorgio e un’ascesa al trono così veloce della giovanissima donna. Da quel momento in avanti fu Angela Keller a costruire l’immagine che oggi conosciamo come iconica e indimenticabile della Regina d’Inghilterra. Come la sarta di lunga data della sovrana ha sottolineato nel suo libro, lo stile della regina è cambiato pochissimo dagli anni ‘50 in avanti perché sarebbe stato fortemente destabilizzante per i sudditi vederla passare da una moda all’altra: si trattava quindi di coerenza e trasmettere tranquillità al proprio popolo. 

Gli elementi del power dressing della Regina

Elisabetta II ha dimostrato di saper andare oltre i codici e le mode, creando uno stile e un power dressing non solo molto amato, ma che ha fatto scuola. Si potrebbe dire che, da un certo punto di vista, è stata una vera e propria “trend setter”. 

Abito technicolor e cappello

Senza soffermarsi nuovamente sulle scelte sempre colorate della regina è importante sottolineare invece come questi venissero scelti non solo per una questione di mera palette armocromatica, ma fossero selezionati in base all’occasione nella quale si trovava. Come dimenticare, infatti, l’abito ricoperto da oltre 200 quadrifogli di tessuto indossato per la sua visita in Irlanda? 

Una considerazione diversa deve essere fatta per il cappello che, come ha affermato la regina stessa, “fa parte della divisa di un regnante” e che ricorda che anche lei è, a tutti gli effetti, in servizio. Su questo tema Angela Kelly aveva precisato che la scelta del cappello aveva anche una funzione ben precisa ossia quello di rendere sempre ben visibile Elisabetta, soprattutto durante le occasioni formali. Se a questi elementi si aggiunge il gusto tipicamente ingelse per i copricapi, declinati nei modi e nei colori più disparati, la scelta di questo accessorio diventa quasi obbligatoria. 

La borsa 

La borsa della regina è stata oggetto di pettegolezzi ed è stata interpretata nelle maniere più disparate: secondo i biografi reali, Elisabetta avrebbe oltre 200 borse di Launer, tutte sui toni scuri e sempre debitamente abbinate alle calzature. Si tratta di un modello molto semplice, con i manici lunghi che assicurano la massima usabilità dell’accessorio che, non casualmente, svolge una duplice funzione: comunicativa e pratica. 

Per quanto concerne la funzione comunicativa, la borsa veniva utilizzata per dare dei messaggi molto rapidi alle persone che la circondavano: quando infatti la borsa veniva posta sul tavolo voleva richiamare l’attenzione di una dama di compagnia, quando invece era posta a terra implicava un disinteresse per la conversazione che stava affrontando e quando veniva passata da un braccio all’altro sottolineava come il suo interlocutore si stesse dilungando troppo. Ma il contenuto della borsa della regina è stato molto discusso fino a quando sembra che svolgesse anche la funzione che questo accessorio ha per molte donne: veniva usata per portare gli occhiali, i fazzoletti e il rossetto (sul quale torneremo tra poco). 

La borsa della regina è stata anche oggetto di un simpatico sketch con l’orsetto più famoso di Londra durante il quale la Queen confida al simpatico amico di peluche che porta spesso anche un sandwich, nel caso le venisse fame. 

Gioielli della Regina

I gioielli hanno un forte potere comunicativo e se si dovesse scegliere uno tra tutti quelli indossati nelle svariate occasioni si sceglierebbero le perle per ricordare lo stile di Elisabetta II. Non casualmente la regnante ha sempre indossato questo materiale che rimanda al potere e alla femminilità, oltre ad essere protagonista di numerosi preziosi della corona britannica. 

Attenzione però anche al valore affettivo dei gioielli: molti di quelli che indossa erano infatti un dono dell’amato e, scomparso appena un anno prima di lei, Principe consorte Filippo. Comunque, non potevano mai mancare i tre fili di perle, debitamente adornati da delle chiusure tempestate di diamanti e delle spille, simbolo indiscusso di potere e leadership al femminile. 

Il rossetto della Regina

Moltissime foto rappresentano la regina mentre si mette e rimette un rossetto, come se fosse un gesto quasi scaramantico per lei. Effettivamente Elisabetta II ha sempre dimostrato una grande attenzione per questo cosmetico che raramente mancava nel suo beauty. la sua passione era tale da aver trasgredito alle regole secondo le quali alle “royals” non sarebbe permesso indossare rossetti vistosi e addirittura nemmeno di colori troppo accesi, cosa che invece lei ha fatto con una certa costanza nel tempo. 

Tra i brand beauty più amati ci sono stati Clarins e Elizabeth Arden, entrambi brand inglesi che la sovrana sosteneva. Queste due maison hanno addirittura studiato delle nuances ad hoc per la regina, ma le ipotesi più accreditate fanno pensare che i rossetti più utilizzati da Lilibeth fossero il Pink Punch e Rose Petal, entrambi colori firmati Elizabeth Arden.

Le eccezioni al power dressing: lo stile a Balmoral

Se è vero che lo stile di Elisabetta II è sempre stato molto riconoscibile nelle uscite pubbliche, si può dire altrettanto di come preferisse vestirsi quando era a Balmoral, nel luogo più amato e che la ha accolta anche nel momento più estremo della sua vita. Lilibeth ha infatti mostrato una passione per le fantasie, seppur di colori meno accesi rispetto a quelli che indossava a corte, e per i foulard che le permettono di essere elegante e curata anche quando esce a cavallo (ricordiamo il grande amore di Sua Maestà per i cavalli e i corgis che erano tra i protagonisti della tenuta scozzese). 

Un elemento che non poteva mancare a Balmoral (e non solo) era ovviamente il foulard, preferibilmente di hermes, dal quale – dicono i biografi – si potesse intuire il suo umore: a seconda del colore di questo accessorio che viene dal passato si sarebbe potuto capire se fosse una buona giornata o meno per la Sovrana. La stilista personale decise poi di utilizzare il foulard anche in alcune occasioni formali con un significato comunicativo ben preciso: sottolineare la durezza della Regina e la sua capacità di superare qualsiasi difficoltà le si presentasse. 

L’eredità della Regina

Il vestire per fare politica non è stato più lo stesso dopo la Regina data la svolta epocale che è stata nel power dressing: si potrebbe quasi pensare ad un pre-elisabetta e un post-elisabetta, prendendo il suo regno proprio come spartiacque. 

Da quando Lilibeth ha mostrato al regno britannico e al mondo come anche le donne potessero vestirsi per dimostrare il proprio potere, tantissime altre si sono ispirate a lei: nell’eredità della Queen c’è anche e soprattutto questo, quindi, ossia il coraggio di rendersi riconoscibili, non arroccarsi dietro ad un titolo, ma il coraggio di viverlo appieno ed esprimerlo attraverso l’abbigliamento. 

Solo per citare alcune delle donne che hanno raccolto il suo monito c’è, prima tra tutte, la nuora kate Middleton che si appresta a diventare regina consorte: nonostante la giovane età, sta mostrando come i colori sgargianti e i cappellini siano nel suo DNA reale (acquisito). 

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