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Power Dressing a confronto: Donald Trump vs Joe Biden

La politica, tanto più quella dei nostri giorni, è piena di simboli, di significati, di gesti sottintesi e parole accuratamente scelte. D’altra parte gli uomini e le donne di potere hanno dimostrato di conoscere in maniera precisa i segreti del power dressing: il potere del linguaggio evocativo dei colori e dei capi d’abbigliamento è  emerso in maniera prepotente durante l’ultimo confronto tra onald Trump e Joe Biden. 

Il dress code nella comunicazione politica: una breve rassegna storica

Si può, quindi, affermare che il power dressing è un potente strumento di comunicazione che sta guadagnando sempre più spazio all’interno del mondo della politica. D’altra parte, comunicare con il proprio aspetto fisico è una pratica decisamente utilizzata anche nel passato. Luigi XIV, meglio noto come Re Sole, era famoso per i suoi vestiti sfarzosi, confezionati dalle migliori sarte francesi con i più costosi tessuti del mondo. Nella sua corte, ogni evento era un momento per dare luce a se stesso ed alla sua maestosità, quindi il colore dell’outfit, il taglio della giacca o l’altezza del tacco delle scarpe erano essenziali. Non a caso, per gli incontri politici era solito usare abiti austeri con pizzi e frange, mentre per le serate di festa a Versailles osava con colori sgargianti come il rosso o il giallo. 

Il power dressing è quindi un modus operandi già utilizzato nell’età moderna ed oggi altamente ripreso. Si tratta di una strategia accuratamente studiata, finalizzata a creare una precisa idea di sé, senza lasciare spazio a fraintendimenti. In base all’evento al quale si partecipa o alla campagna politica alla quale si concorre, si sceglie un preciso outfit, così da essere coerenti con le caratteristiche dell’elettorato al quale ci si sta rivolgendo. Le donne e gli uomini della politica nazionale ed internazionale hanno colto l’importanza delle scelte stilistiche nella loro carriera, mirando a creare un proprio personal branding, capace di plasmare un’idea pubblica unica, decisa e chiara. 

Già agli inizi del 1900, i sociologi della moda come Georg Simmel sottolineavano che vestire fosse, soprattutto nelle società occidentali, capitalistiche e classiste, un importante strumento per segnare la propria appartenenza ad un gruppo sociale o per l’appunto politico. Oggi, si parla più di vero e proprio marketing, evidenziando come il modo di vestire di un politico ad un evento pubblico è un vero proprio asso da giocare con cura se non si vuol perdere la partita.

Donald Trump e Joe Biden: il confronto per le presidenziali del 2020

Il power dressing dei due avversari, Donald e Joe, chiariscono in maniera lineare le idee e gli ideali di ognuno di loro. Gli outfit dell’attuale presidente sono già stati ampiamente discussi. Come non notare la sua austerità? C’è chi lo ha definito come “un magnate di Wall Street negli anni Ottanta”, cosa che poi di fatto è. L’impero commerciale ed economico creato dalla Trump Organization è chiaro negli outfit del presidente: le giacche dal taglio lineare, le spalle dritte, le camicie bianche e l’immancabile cravatta rossa

Fonte: Wikipedia

Se negli ultimi anni molti sono stati i politici che hanno deciso di accantonarla creando un look più informale, Donald al contrario non ci ha mai rinunciato. La cravatta è simbolo di autorevolezza e per lui, non indossarla, sarebbe troppo middle-management. Quasi sempre classiche, annodate in modo che arrivassero alla cintura e quasi sempre rosso, simbolo per eccellenza del partito repubblicano. Un colore caldo e positivo che esprime forza, energia e fiducia a chi lo indossa. Per questo, è associato all’ambizione e alla determinazione, motivo per cui spesso Trump la indossa durante i comunicati stampa per parlare alla nazione di interventi militari o scelte politico-sociali molto decise. 

Al contrario, il suo avversario Joe Biden, democratico e allora vice presidente degli Stati Uniti durante gli anni di presidenza Obama, si presenta ai suoi elettori in maniera più affettuosa. Nelle foto appare sempre con le braccia incrociate, in abito e con cravatte rigorosamente blu o sulle tonalità del blu. La posa è rilassata, meno austera rispetto a quella al tipico sorriso, unito ai capelli biondi platino dell’avversario, sono diventati uno dei meme più cliccati sui social. 

A differenza di Donald, Joe sorride con abiti seriosi dai toni scuri, ma con un taglio giovanile nonostante il candidato, qualora vincente. I colori della cravatta riprendono non solo quelli del partito di appartenenza ma anche topoi come fiducia, realtà e responsabilità. Joe punta proprio su questo: vuole ricordare agli americani che per risolvere i problemi talvolta è bene muoversi con calma, razionalità e senso civico. Joe vuole comunicare tranquillità ai propri elettori, puntando su un power dressing tanto composto quanto premuroso, quasi come un padre nei confronti dei propri figli.

Biden Vs Trump: il confronto per le Presidenziali 2024

Il confronto che si è consumato a giugno 2024 in vista delle Presidenziali di novembre 2024 ha visto una supremazia comunicativa del candidato Donald Trump. Joe Biden, in maniera coerente rispetto a come si è purtroppo presentato negli ultimi mesi, ha perso il filo del discorso più volte – anche su temi importanti come la gestione della pandemia e le politiche di immigrazione dal Messico – tanto che, a tratti è sembrato per fino poco lucido. The Donald non ha perso occasione di sottolineare queste mancanze, spesso in maniera feroce e contestualmente, è riuscito ad evitare temi importanti per l’elettorato come il processo che ha subito e le sue idee in materia di aborto.

Non si tratta di una questione di età: è vero che Joe Biden ha ben 81 anni, ma il suo avversario ne ha appena 04 in meno, sebbene abbia dimostrato una prontezza di risposta e capacità comunicative superiori. Il risultato è stato negativo per i democratici: secondo un sondaggio della CNN il 70% degli elettori giudica che Trump sia uscito vincitore da questo confronto televisivo.

Dal punto di vista del power dressing, però, non è cambiato assolutamente nulla rispetto al confronto che c’era stato quattro anni fa: Donal Trump si è presentato con la cravatta rossa che tanto ha apprezzato e che è diventata parte integrante (se non essenziale del suo power dressing), mentre Joe Biden è rimasto fedele alla cravatta azzurra.

Joe Biden sarà il candidato democratico? Le alternative da Kamala a Michelle

Il partito democratico è ovviamente uscito da questo confronto molto preoccupato, non solo per i risolti elettorali. Infatti alcuni investitori della campagna di Joe Biden hanno confermato che ritireranno la loro donazione nel caso in cui il candidato democratico continui ad essere lui.

Ad oggi, i candidati delle due fazioni non sono ufficialmente Joe Biden e Donald Trump, sebbene tutti li diano per scontati. Infatti i candidati vengono confermati solo al termine delle convention dei rispettivi partiti che si tengono tra fine luglio e agosto: solo in quel momento si potrà sapere con certezza se Joe potrà concorrere alla Casa Bianca. Al tempo stesso però bisogna tenere presente che l’attuale presidente degli Stati Uniti ha vinto le primarie, quindi è stato votato dalle persone: di conseguenza ci sono solo tre alternative a disposizione. 1) Joe Biden si ritira dalla candidatura per le prossime presidenziali, nonostante abbia vinto le primarie; 2) il congresso chiede a Biden di ritarsi e lui accetta; 3) Joe Biden viene meno prima delle prossime elezioni.

A questo punto ci si potrebbe chiedere: chi potrebbe essere il candidato sostituto di Joe Biden? La prima risposta è Kamala Harris, vicepresidente di Joe Biden e vicina al presidente in tutte le mansioni quotidiane. Tuttavia una larga porzione dell’elettorato ha sottolineato coma Kamala non piaccia in quanto non sia stata capace di conquistarsi la fiducia e la stima delle persone.

Una seconda alternativa potrebbe essere il governatore della California, Gavin Newson in quanto non solo guida lo Stato più popoloso dell’Unione, ma è anche molto apprezzato a livello nazionale. Già nel 2022 Newson era stato suggerito come candidato democratico e potenziale sostituito di Biden. Sebbene abbia confermato di non volersi candidare, Gavin è giovane, ammiccante verso la sinistra liberale e probabilmente favorito di Obama.

Il supporto del primo presidente degli Stati Uniti di colore potrebbe essere anche a favore – ovviamente – di sua moglie, Michelle Obama. Sarebbe una bellissima favola moderna se la ex First Lady potesse accogliere la sfida di diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti. Eppure per il momento Michelle ha smetito di voler scendere apertamente in politica e, d’altra parte, nonostante possa essere molto ben voluta dagli americani, è indubbio che gli Obama si siano inimicati gran parte della sinistra nel momento in cui hanno sostenuto apertamente Hilary Clinton.

Aspettando le presidenziali 2024

Da sempre nutro una profonda passione per il power dressing, uno strumento capace non solo di mettere in rilievo le caratteristiche estetiche del candidato politico facendolo sentire a proprio agio, ma anche per comunicare un messaggio potente e deciso.

Nell’ambito delle presidenziali, l’abbigliamento diventa una parte essenziale della comunicazione, un vero e proprio linguaggio non verbale che trasmette valori, autorevolezza e competenza. Ogni dettaglio, dal taglio di un tailleur alla scelta dei colori, contribuisce a costruire l’immagine di un leader.

Per me, il power dressing è un’arte che permette di esprimere il proprio potere interiore e di influenzare positivamente la percezione degli altri, un elemento fondamentale per chiunque desideri avere un impatto duraturo nel mondo della politica.

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