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Perché il consulente d’immagine non è un fashion victim

Fashion victim è un’etichetta che viene utilizzata spesso nell’ambito della moda, ma cosa significa precisamente?

Nel linguaggio comune, il termine “vittima” indica la persona che viene danneggiata in una determinata situazione, ma forse usiamo questo termine tralasciando volutamente la sfumatura negativa.

Appare evidente come la fashion victim possa essere letteralmente considerata la “vittima delle mode”, come colei che segue costantemente le tendenze lanciate dal fashion system senza alcun pensiero personale. L’obiettivo con cui questo genere di persone si comportano in questo modo è la voglia di mostrare nonostante tutto e tutti la propria “sudditanza” al concetto di moda è quello di mostrarsi ed esibirsi a tutti i costi in una società che venera l’immagine.

Il consulente d’immagine non segue la moda e le tendenze anche se le deve conoscere; ma segue attraverso l’armocromia la morfologia e l’analisi dello stile, in modo da trovare un tratto unico e distintivo del cliente. Oggi saper comunicare in pubblico è una necessità che tutti si trovano ad affrontare per le più varie motivazioni: sfruttare le proprie abilità comunicative significa utilizzare al meglio le doti che tutti noi abbiamo.

Il concetto di fashion victim

Fashion victim è un’espressione utilizzata per descrivere persone prive di senso critico nell’ambito delle mode e, più specificatamente, nell’abbigliamento. Possono essere persone insicure che acquistano capi d’abbigliamento e accessori di moda nella stagione corrente solo per sentirsi integrate nella società.

Innanzitutto, è opportuno sottolineare che fino a qualche anno fa l’etichetta “fashion victim”, coniata negli anni ’80 dallo stilista Oscar De La Renta, era esclusivamente rivolta al mondo femminile, mentre oggi sono sempre di più gli uomini che entrano a far parte di questo fenomeno così frenetico.

La fashion victim è una figura aggiornatissima sulle mode del momento, ma anche succube delle tendenze passeggere dettate dalla moda che la portano ad essere sempre alla ricerca ossessiva di nuovi capi, accessori ed elementi tutti coerentemente “all’ultimo grido”. Nel mondo del cinema un esempio molto calzante di fashion victim è stato dato da I Love Shopping (2009) che racconta le vicende della giornalista Rebecca Bloomwood, ossessionata dallo shopping: nell’atto di acquistare, la protagonista cerca di combattere la propria bassa autostima, ma – una volta compiuto l’ennesimo acquisto – il senso di colpa e la tristezza non solo ritornano, ma aumentando in un circolo vizioso senza uscita.

Il fenomeno fashion victim è cresciuto esponenzialmente nelle città e nei centri commerciali delle catene di negozi fast fashion che, riprendendo e riproducendo le tendenze delle passerelle di alta moda, hanno dato la possibilità a chiunque di indossare ciò che va per la maggiore.

Questa novità ha però ha trascurato ogni scelta personale, specialmente se si guarda al campo dell’abbigliamento. Infatti, quando una fashion victim è sul punto di acquistare un indumento o un accessorio di un brand famoso, preferisce orientarsi verso prodotti con il logo e il nome del marchio ben visibili, a dimostrazione che può permettersi di possedere quel determinato oggetto che la società addita come “un qualcosa per pochi eletti”.

Essere una “fashion victim” per definizione significa:

  • Essere costantemente aggiornate sulle ultime tendenze proposte dal mondo della moda;
  • Vestirsi acquistando quasi esclusivamente capi e accessori di brand costosi, meglio se con logo e nome del marchio ben visibili;;
  • Copiare e imitare da capo a piedi celebrità, attori, fashion blogger, influencer;
  • Non valorizzare la propria personalità omologandosi alla massa.

Il movimento Fashion Revolution

Fashion Revolution è un movimento che prende forma nel 2013 e si batte contro il mondo della moda, che troppo frequentemente ignora i diritti dei lavoratori e l’impatto che l’industria tessile ha sul nostro pianeta.

Fashion Revolution nasce infatti come risposta ai ritmi disumani imposti dall’industria fast fashion, che sono stati la causa della tragedia di Rana Plaza in Bangladesh, nella quale 1.129 lavoratori di fabbriche tessili persero la vita, schiacciati dalle macerie dell’edificio, che crollò per la mancanza di norme sulla sicurezza. Il 24 aprile è la giornata più importante per il fashion, non tanto per il giorno della fashion revolution in sé ma per le 1000 persone che sono state uccise mentre stavano lavorando e producendo vestiti.

La fabbrica di abbigliamento Rana Plaza a Dhaka in Bangladesh è crollata ormai 5 anni fa, causando la morte di oltre mille operai impiegati ogni giorno nel confezionamento di vestiti per conto di marchi low cost noti in tutto il mondo. Da quel tragico episodio è nato Fashion revolution, un movimento presente in ormai 100 paesi, tra cui l’Italia, il cui intento è quello di divulgare maggiore consapevolezza incoraggiando un modello di moda sostenibile nel rispetto dell’ambiente e delle persone.

Fashion Revolution è un movimento globale composto da attivisti che credono in una industria della moda differente, doverosa nel rispettare i diritti umani e l’ambiente in tutte le fasi del ciclo produttivo. L’obiettivo ha fatto sì che nel corso degli anni molte persone influenti, quali personaggi del mondo della moda, scrittori, imprenditori, politici e brand si siano riuniti per aderire contro la violazione dei diritti umani.

La missione di Fashion Revolution è piuttosto chiara e semplice: trasformare radicalmente l’industria della moda da un punto di vista etico con l’impegno di chi ama questo mondo e desidera cambiarlo per chi produce, acquista e consuma quei capi di vestiario dei quali troppo spesso non ci preoccupiamo di conoscere la storia. Il movimento ha ispirato il documentario Fashion Victim (2019) che racconta la storia di milioni di adolescenti e giovani donne che lavorano nell’industria tessile con ritmi estenuanti fino a venti ore al giorno: si tratta di una narrazione molto forte e di impatto, capace di sensibilizzare riguardo a questo sistema produttiva ingiusto e crudele.

Il mio democratize fashion

Personalmente credo che la moda sia al servizio delle persone e il mio obiettivo è quello di aiutare le persone a sentirsi se stesse.

La figura del consulente d’immagine non deve essere confusa con la figura del fashion victim: a contrario questa professione non è vittima della moda ma guida e seleziona le forme e i capi d’abbigliamento più adatti ai propri clienti, non necessariamente seguendo i trend del momento. Il consulente d’immagine non segue la moda e le tendenze compulsivamente, nonostante sia sempre aggiornato su tutti i trend.

Uno strumento che viene utilizzato è l’armocromia, una disciplina attraverso cui analizza e consiglia in base alla morfologia e al proprio stile, il tratto unico e distintivo del cliente per cercare di valorizzarlo in tutto e per tutto. L’analisi dei colori naturali di ciascuno di noi non è un processo semplice, per questo è utile l’aiuto di una consulente di immagine che possa individuare la palette cromatica ideale, elemento fondamentale per la scelta dei colori e degli abbinamenti di abiti, trucco e accessori in modo da creare look unici e armoniosi.

Grazie all’aiuto di una fashion consultant imparerai ad individuare le nuance ideali per esaltare la tua bellezza e la tua unicità con outfit perfetti per ogni occasione. Il consulente d’immagine non è un fashion victim, non segue le tendenze obbligatoriamente, ma conoscendo i trend del momento ti aiuterà a capire quali sono più adatti a te, eliminando l’idea del seguire le mode senza un ragionamento critico. Il mio democratize fashion si basa sulla valorizzazione dell’immagine personale, seguendo gli elementi naturali, senza stravolgere il cliente, ma consigliando la maniera più efficace per sentirsi sé stesso.

Sono Isabella Ratti e la mia mission è aiutare le persone a migliorare la propria immagine, per sentirsi bene e sicure di sé. Uno degli aspetti più avvincenti della mia professione consiste nel vedere come il cambiamento esteriore sia il segnale di un moto interiore molto più rapido.

Per saperne di più e per avvicinarti a questa professione il corso “Come diventare consulente d’immagine – Corso Avanzato”, tenuto a Roma, ti fornirà tutti gli strumenti dei quali hai bisogno per poter svolgere con professionalità questa attività.

Si tratta di un percorso formativo di Alta Formazione attraverso il quale ottenere degli strumenti pratici e immediati per gestire in autonomia la consulenza d’immagine e il supporto agli acquisti. Inoltre avrai la possibilità di imparare a padroneggiare con sicurezza tutte quelle skills (e soft skills) per rendere eccellente la tua comunicazione in pubblico durante uno speach.

Mi presento

Sono Isabella Ratti, una Style Coach con il cuore italiano e l’anima nomade. A Milano scarico l’adrenalina nell’animazione delle sfilate, a Lugano coltivo l’equilibrio. Da bambina disegnavo abiti, oggi aiuto le persone e le aziende a disegnare la loro immagine, trasformando imperfezioni e difetti in punti di forza.

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