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Perché Alexander McQueen è il mio mentor

Alexander McQueen, un genio della moda, un artista. Assistere alle sue sfilate significava entrare all’interno di un mondo astratto e creativo, in cui moda e arte si univano in un abbraccio profondo. McQueen, attraverso le sue creazioni, comunicava la propria visione della moda, raccontando storie ambientate in universi onirici, i cui protagonisti erano gli abiti che si susseguivano in passerella – illuminata da effetti speciali e immersa all’interno di un set elaborato e scenografico.

Chi era Alexander McQueen

Londinese di nascita, classe 1969, in pochissimi anni è riuscito a diventare uno degli stilisti più amati e rispettati al mondo.

McQueen è passato alla storia come icona del mondo della moda che ha lasciato un’impronta indelebile tra la fine del secolo scorso e i primi anni duemila: nonostante la sua breve carriera, oggi viene ricordato per il suo stile rivoluzionario e provocatorio che lo ha contraddistinto tanto da esser nominato ben 4 volte miglior stilista UK. “Noi inglesi viviamo su un’isola, ed essendo isolati dobbiamo gridare più forte degli altri affinché qualcuno ascolti cosa abbiamo da dire” rifletteva McQueen.

Omaggio al fashion designer ribelle è il documentario intitolato “Alexander Mcqueen: il genio della moda”, biografia in cui viene ritratta la vita e la carriera del grande artista, del suo talento e delle sue creazioni, dietro le quali si nascondevano notevoli spunti di riflessione.

Biografia

Alexander McQueen nasce il 17 marzo 1969 a Londra. All’età di 16 anni comincia a lavorare nel settore della moda in vari atelier esclusivi, degli ambienti molto favorevoli per la sua formazione professionale. Questi lavori gli permettono di scoprire tutti i piccoli segreti del settore, dapprima dell’alta sartoria maschile, e successivamente anche di quella femminile.

A soli 20 anni McQueen collabora con importanti designer – Koji Tatsuno e Romeo Gigli – e da qui comincia il suo successo. Dopo un periodo a Milano, decide di tornare nella sua città con il desiderio di migliorare le sue conoscenze stilistiche e di accrescere le sue esperienze sartoriali, proponendosi come tutor per il taglio nel famoso istituto di design Central Saint Martins College of Art and Design. Dato il suo successo professionale, gli viene proposto di iscriversi al master di studi per raggiungere un diploma finale attestante la sua professionalità. Il titolo comprendeva anche una collezione lancio di presentazione allestita alla presenza della stylist e consulente di moda Isabella Blow, futura musa ispiratrice e punto di riferimento della sua creatività.

Nel 1996 entra nella maison Givenchy come direttore artistico: qui non riesce a dare libero sfogo alla sua creatività, a causa della visione troppo conservatrice del brand francese. Durante questo periodo Alexander consolida il suo progetto relativo allo sviluppo del suo marchio originario allestendo un ufficio di stile a Londra: un lancio fenomenale che contribuisce all’espansione delle sue linee di abbigliamento – proposte in 39 diversi Paesi del mondo – e alla nascita di tre boutique nelle città di New York, Londra e Milano.

Gli ultimi anni di Alexander McQueen

Nel 2005 firma un contratto con la Puma per il lancio di una nuova linea di calzature; segue una collaborazione con la Siv Spa per il lancio della linea McQ – Alexander McQueen, incentrata su una linea di jeans e successivamente anche con il gruppo Samsonite, che propone una linea di accessori di valigeria e pelletteria.
Nonostante il suo grandissimo successo, la vita di Alexander McQueen è stata attraversata da inquietudini e da una terribile depressione che lo ha portato, l’11 febbraio 2010, a suicidarsi nella sua casa a Londra, a soli 41 anni.

Per il suo talento e la sua creatività, è premiato ben quattro volte, tra il 1996 e il 2003, al British Designer of the Year Award e nel 2003 riceve il premio di International Designer of the Year dal Council of Fashion Designers of America, anno nel quale viene insignito dell’onorificenza di Commander of the Order of the British Empire (CBE) dalla regina Elisabetta d’Inghilterra.

Perché è il mio mentore

Alexander McQueen è il mio mentore perché aveva la capacità di trasformare ogni sfilata in una performance in cui trasponeva in passerella la realtà in cui viviamo e che continuamente evolve nel tempo: utilizzava la moda come strumento per riflettere su quello che succedeva intorno e per mandare dei segnali culturali. Riferendosi alle sue performances, diceva:

“Sì, sono aggressive, parlano di disastri, guerre, morte, rovine. Sono esattamente come i tempi che viviamo. Possono anche essere romantiche, come i tempi che non riusciamo più a vivere.”

Inoltre, in tutte le circostanza dimostrava di avere una visione d’insieme totalizzante di cui gli abiti erano solo una delle componenti: sapeva plasmare le proprie abilità sartoriali, aggiungendo un tocco di follia tipico degli anglosassoni.

In questo senso, ha saputo allontanarsi dal concetto di couture al fine di esprimere al massimo la sua personalità, emblematica e visionaria: ha cambiato le regole del fashion system trasformando le sfilate in vere e proprie esibizioni teatrali.

Per queste ragioni, come consulente d’immagine, considero Alexander McQueen un’icona di riferimento che continuerà a vivere attraverso gli anni, influenzando il mio lavoro con il suo talento artistico, la sua teatralità travolgente e la sua creatività.

Alexander McQueen e Karl Lagerfeld

Durante gli anni più prosperosi della sua carriera, Alexander McQueen lavorò per Givenchy dando vita ad una collezione ricca di abiti bianchi accompagnati da corna da cervo dorate, esprimendo tutta la sua creatività. Karl Lagerfeld lo definì “

il tipo di artista alla Damien Hirst che vuole solo sconvolgere il mondo della moda.

Tuttavia, McQueen continuò a collaborare con il brand francese per i successivi cinque anni: si dimostrò sempre all’altezza delle sue creazioni e delle sue sfilate scenografiche – a volte dai costi eccessivamente alti.

Mi presento

Sono Isabella Ratti, una Style Coach con il cuore italiano e l’anima nomade. A Milano scarico l’adrenalina nell’animazione delle sfilate, a Lugano coltivo l’equilibrio. Da bambina disegnavo abiti, oggi aiuto le persone e le aziende a disegnare la loro immagine, trasformando imperfezioni e difetti in punti di forza.

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