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Come le case di moda affrontano il coronavirus

Il Coronavirus – COVID 19 – ha avuto serissime conseguenze non solo sulla salute di ciascuno di noi, ma anche sull’economia mondiale. Non sono stati fatti sconti nemmeno al settore della moda che è stato particolarmente colpito in un momento delicato: la presentazione delle nuove collezioni autunno inverno 2020/2021.

Ma il Made in Italy non si è lasciato scoraggiare e tutti gli stilisti – in modi e tempi diversi – hanno reagito all’emergenza adeguandosi alle norme igienico sanitarie suggerite dal Ministero della Sanità e al blocco della Cina (Paese colpito per primo dal Coronavirus). Vediamo i dettagli!

Il Fashion marketing al tempo del Coronavirus

L’epidemia ha messo in luce i rischi di una dipendenza di numerose filiere produttive dal mercato asiatico, soprattutto per quanto riguarda il reperimento delle materie prime. Il settore della moda, accanto a quello dell’automotive, è stato tra quelli che hanno subito in maniera più immediata le conseguenze del rallentamento della Repubblica popolare cinese: container bloccati nei porti semivuoti hanno segnato una battuta d’arresto nella fabbrica globalizzata del sistema mondo.

Il blocco produttivo per il settore della moda sembra quindi non essere dettato solamente da un calo della richiesta da parte dei consumatori, ma da un embargo della materia prima tessile proveniente dalla Cina. In questo contesto le aziende con più alta marginalità del settore della moda e del lusso si sposteranno verso una maggiore diversificazione dei fornitori di tessuti, selezionandone alcuni in Europa o, auspicabilmente, tornando ad acquistarlo nel nostro Paese. Del resto – come diceva Albert Einstein –

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.

Al tempo stesso i magazzini delle case di moda di lusso aumenteranno la capienza dei propri magazzini, implementando in maniera significativa le scorte dei componenti che richiedono un maggior tempo tra ordine e consegna.

Per arginare il problema numerosi rivenditori e privati stanno potenziando le vendite online attraverso piattaforme online Alibaba e Tancent.

Una difficile stima dei danni… per ora

Sebbene nessuno coltivasse l’illusione che il coronavirus risparmiasse il fashion marketing, la stima dei danni è molto difficile da fare data la sostanziale dipendenza di un ampio comparto della moda dal mercato cinese.

I dati che possono essere forniti sono le perdite che sono state registrate durante la settimana della moda: l’80% degli operatori del settore della moda cinese non hanno partecipato. Sarebbe stata infatti la prudenza e i numerosi voli cancellati a non permettere ai protagonisti della Repubblica Popolare di decollare direttamente da Pechino verso Milano. Il danno maggiore è stato registrato per il Sino-Italian Fashion Town, un evento che era stato interamente dedicato a ben 8 stilisti cinesi emergenti che ovviamente non hanno potuto partecipare e, di conseguenza, la Camera della Moda e il gruppo cinese Chic hanno modificato l’intera manifestazione. L’evento non è infatti stato annullato, ma è stato reso virtuale: gli stilisti e chiunque desiderasse mettersi in contatto con loro si sono collegati sulle piatteforme social cinesi con la preziosa collaborazione di Huawei.

In una situazione drammatica come quella che stiamo vivendo in queste giornate nel nostro Paese c’è una notizia rassicurante: la Cina sta già riprendendo e si può ipotizzare che – compatibilmente con le pandemie che verranno dichiarate nei paesi dell’Europa delle prossime settimane – possa riprendere a tessere la propria rete commerciale che la ha resa un impero commerciale fondamentale per l’economia globale.

Il Gruppo Armani non teme il Coronavirus

Giorgio Armani ha dimostrato, ancora una volta, di avere il polso della situazione e, grazie ad un team rodato e perfettamente operativo – ha reagito senza paura all’emergenza. Infatti, le prime avvisaglie del contagio del Coronavirus sono arrivate proprio a Milano all’alba della settimana della moda milanese per la presentazione della collezione autunno inverno 2020-2021. “Re Giorgio” ha mantenuto saldo il timone del Gruppo organizzando le sfilate a porte chiuse: sicuramente è stata una sfilata con meno seguito, ma che dimostra la lungimiranza di questa figura nonché l’amore incondizionato per il proprio paese e, in particolare, la propria Milano.

A pochi giorni di distanza ha inoltre provveduto a chiudere tutti i negozi retail, come si legge in una nota divulgata:

A fronte delle recenti evoluzioni dei contagi da coronavirus in Lombardia e in continuità con le misure preventive finora adottate per non esporre ad alcun rischio la salute di dipendenti e clienti, il gruppo Armani comunica la chiusura temporanea dei propri negozi, ristoranti e hotel di Milano. (…)»

Giorgio Armani è stato il primo, durante la settimana della moda a scegliere la formula della sfilata a porte chiuse (cioè privando il pubblico, influencer e stampa della possibilità di vivere in prima persona lo spettacolo organizzato).

La sfilata verrà registrata a teatro vuoto, senza stampa e buyer, e verrà trasmessa in streaming sul sito Armani.com, Instagram giorgioarmani, Facebook giorgioarmani»

Il cuore generoso del Gruppo Armani è stato dimostrato anche dalla generosa donazione fatta dal suo fondatore: 1 milione e 250 mila euro sono stati donati agli ospedali e alla protezione civile fortemente in difficoltà. La decisione del Gruppo Armani è stata seguita da numerose case di moda tra cui Laura Biagiotti e Versace.

Fendi propone la mascherina trendy

Fin dalle prime avvisaglie della presenza di Coronavirus in Italia, soprattutto a Milano, le principali maison si sono accorte di come le mascherine protettive con filtro FFP2 FFP3 fossero diventate sostanzialmente introvabili. Tuttavia, è opportuno sottolineare che una tipologia di mascherine non protettive e che svolgevano puramente una funzione estetica si erano già affermate come accessorio per tutti coloro che frequentano assiduamente luoghi affollati o ricche di smog).

La vendita delle mascherine griffate sembra avere un’impennata significativa: secondo quanto riporta la piattaforma di moda Lyst si è verificato un +147% soprattutto dopo l’apparizione di Billie Eilish ai Grammy 2020 con la mascherina Gucci brandizzata.

Come le case di moda affrontano il coronavirus

Insomma, tutte le maison di moda si sono mosse per realizzare mascherine (prive di qualsiasi valenza sanitaria) come accessori must have che unissero sicurezza e un tocco fashion: da questo punto di vista Fendi si è dimostrata la più lungimirante dal momento che il prodotto era disponibile sull’e-commerce ufficiale già da prima dell’emergenza a Milano.

La gara di solidarietà del settore della moda

Il settore della moda e del lusso si è immediatamente mobilitata per dare il proprio supporto a questa emergenza mondiale. Oltre alla sopracitata iniziativa del Gruppo Armani, anche Dolce&Gabbana si è fatto promotore di un progetto di ricerca in partnership con l’Ospedale San Raffaele di Milano.

Non è tardato il contributo di Bulgari che ha donato un innovativo microscopio 3D all’ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma.

Ultima ma non per importanza la donazione di Etro che si è fatto promotore di una donazione al laboratorio Sacco di Milano per la lotta al coronavirus: l’iniziativa ha coinvolto numerosi personaggi di spicco tra influencer, personaggi del mondo della moda e dello spettacolo.

Come le case di moda affrontano il coronavirus

Rimanendo in tema influencer i Ferragnez – la coppia formata da Chiara Ferragni e Fedez – hanno avviato una campagna di crowdfunding senza precedenti. Una delle influencer più amate e discusse del web non solo si è impegnata alacremente per sensibilizzare i propri follower attraverso le storie di Instagram, ma insieme al marito ha avviato una campagna di raccolta fondi devoluta all’Ospedale San Raffaele di Milano. L’importo raccolto alimenterà la donazione iniziale 1000 mila euro fatta dalla coppia e sarà utilizzato per creare nuovi posti letto in terapia intensiva nell’ospedale.

Il coronavirus sta dimostrando come, ancora una volta, i Social Media siano uno degli strumenti più potenti che le case di moda hanno a disposizione e, in questo caso, come possano essere uno elemento fondamentale per poter baipassare la crisi. Si questo e di molto altro parlo nel mio ultimo libro “Fashion Markeing – Viaggio alla scoperta dei nuovi modi di fare shopping e dei meccanismi della moda 4.0”: ordinalo online o scarica l’ebook e leggilo comodamente da casa tua!

Mi presento

Sono Isabella Ratti, una Style Coach con il cuore italiano e l’anima nomade. A Milano scarico l’adrenalina nell’animazione delle sfilate, a Lugano coltivo l’equilibrio. Da bambina disegnavo abiti, oggi aiuto le persone e le aziende a disegnare la loro immagine, trasformando imperfezioni e difetti in punti di forza.

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