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Smart working: perché non è una moda passeggera

Nella mia vita sono sempre stata abituata a provare a vedere il lato positivo di ogni cosa e, per quanto possa essere difficile e senza sottovalutare le implicazioni sociali, sanitarie ed economiche dell’emergenza sanitaria del nostro paese, il Coronavirus sta portando gli italiani a riscoprire lo smart working. Sebbene in netto ritardo rispetto ad altri paesi dell’Europa e del mondo che lo adottano da anni anche in condizioni normali (e non straordinarie come quelle in cui ci troviamo), il lavoro agile si sta facendo spazio anche nelle vite degli italiani. Ecco il mio punto di vista sullo smart working: sarà solo una moda passeggera? Non credo.

Lo smart working è solo una moda?

Per capire se lo smart working e la grande eco che sta riscuotendo nel nostro paese potesse definirsi una moda passeggera, mi sono domandata: come nascono le mode, chi determina i trend?

È possibile isolare due tipologie di trend, in base alla fonte che le genera:

  • Trend dal basso: ci sono mode che vengono imposte direttamente dai consumatori, che vengono generate e promosse dalle persone, direttamente dalle strade e si diffondono in maniera rapidissima. Questo avviene in maniera ancora più evidente se un influencer comincia ad abbigliarsi in un determinato modo o ad indossare un accessorio, una pettinatura o un gioiello. Qualche anno fa abbiamo assistito ad una vera e propria rivoluzione per i bracciali di Tiffany: il prodotto era sul mercato da anni, ma in maniera apparentemente inspiegabile le vendite sono raddoppiate e tutte le donne (soprattutto le teenager) dovevano avere assolutamente il bracciale a catena con il ciondolo a forma di cuore.
  • Trend dall’alto: esiste un gruppo di circa 250 persone che è capace, grazie ad approfondite conoscenze e studi meticolosi del settore, di anticipare le mode di circa due anni. Un team straordinario quello dell’ufficio ricerca per la sezione abbigliamento donna di WGSN: fotografi, stilisti, stylist, giornalisti e sociologi lavorano alacremente per individuare quelli che potrebbero essere i trend del futuro. Una volta elaborata la ricetta del successo, si attiva una rete di stilistici, responsabili marketing e direttori artistici che si fanno carico di promuovere e declinare le mode individuate dal tema attraverso i valori della propria maison.

Per altro è opportuno sottolineare che non tutti i trend hanno la stessa durata e la vita di una moda dipende da numerosi fattori, non ultimi alcuni contingenti come quello attuale. In questa ottica, lo smart working può essere inteso come un fenomeno che nasce dal basso – cioè fortemente voluto dalla gente che è costretta a rimanere da casa e lavorare da lì – che avrà una durata superiore a quella che si pensa. Perché penso così? Guardiamo insieme i numeri sullo smart working.

I numeri dello smart working

Secondo gli ultimi dati disponibili (fine 2019), divulgati da Osservatori Politecnico di Milano, il numero di smart worker in Italia erano circa 57.000 (circa il 20% in più rispetto alla precedente rilevazione).

In particolare, è aumentato del 12% tra le PMI che prediligono un approccio informale al lavoro e alla sua modalità di esecuzione. Sono anche raddoppiati i progetti tra le Pubbliche Amministrazioni (circa 16%) rilevando al tempo stesso una forte limitazione nelle persone coinvolte nei progetti di smart working.

smart working

Il dato più incredibile è la relazione che si instaura tra lavoro agile e soddisfazione delle proprie mansioni: il 56% del smart worker si è detto soddisfatto della qualità del lavoro svolto e dei risultati ottenuti, mentre il 55% dei dipendenti si dice insoddisfatto della modalità di lavoro proposte contrattualmente. Tra i principali ostacoli alla diffusione dello smart working ci sono le difficoltà di gestione delle attività da parte di dipendenti e collaboratori esterni da parte dei manager: ma anche in questo caso, qualcosa sta cambiando in Italia. I programmi per la gestione da remoto delle risorse, i gestionali – come Trello o Slack – e i sistemi di videochiamata stanno diventando una realtà anche tra i non nativi digitali.

Perché lo smart working non è solo una moda

Dal mio punto di vista credo che anche l’Italia potrà continuare ad adottare la formula del lavoro agile anche al termine dell’emergenza sanitaria. Infatti, la possibilità di svolgere da casa le proprie mansioni lavorative – per le categorie di business alle quali può essere applicato – comporta numerosi vantaggi, tra cui:

  • Possibilità di lavorare da qualunque posto nel mondo purché dotato di una connessione a internet: la diffusione della rete 5G e la presenza di una connessione wifi nella stragrande maggioranza favorirà la diffusione della possibilità di lavorare da casa;
  • Consente a determinate categorie di lavoratori di continuare a portare avanti i propri progetti: congedi per maternità e paternità potrebbero non essere più un problema se le aziende potessero concedere con maggiore facilità la possibilità di svolgere le proprie mansioni direttamente da casa (compatibilmente con la tipologia di attività da portare avanti);
  • Non viene meno il contatto umano: all’interno dei team di lavoro è possibile continuare a mantenere un buon rapporto e lo scambio di idee lavorative senza problemi perdere l’affinità e il lavoro di team bulding Le videochiamate possono essere, in questo senso, un prezioso strumento per poter portare avanti progetti condivisi anche se il team è “diffuso”.

I vantaggi dello smart work diventeranno sempre più evidenti nel corso del tempo, con il crescere del numero di persone che lo pratica e ne beneficia sotto differenti punti di vista.

moda smart working

Ultimo elemento, ma non meno importante: lo smart work sta diventando una vera moda perché crea senso di appartenenza. Qualsiasi movimento, trend o tendenza del mondo della moda ha proprio questa caratteristica: creare senso di appartenenza tra coloro che condividono uno stile.

In questo senso, quindi, lo smart work non tramonterà tanto facilmente perché sta riscrivendo lo stile di vita di tutti gli italiani e non solo, creando senso di appartenenza e trasformandosi in un potente strumento di personal branding. Numerosi influencer hanno infatti colto l’occasione per rivedere il posizionamento del proprio brand sul mercato, ampliando il proprio audience verso target che non avevano in precedenza contemplato: infatti, il team del lavoro agile è trasversale ad un numero elevato di professioni e professionisti di tutto il nostro paese.

Se vuoi scoprire come potenziare la tua strategia di personal branding e comunicare al meglio le tue giornate attraverso i Social Media, scopri come fare nel capitolo dedicato all’interno del mio libro “Fashion Marketing”: qui troverai un capitolo e un contributo per ciascun social network, correlati di tanti esempi e statistiche del settore.

Mi presento

Sono Isabella Ratti, una Style Coach con il cuore italiano e l’anima nomade. A Milano scarico l’adrenalina nell’animazione delle sfilate, a Lugano coltivo l’equilibrio. Da bambina disegnavo abiti, oggi aiuto le persone e le aziende a disegnare la loro immagine, trasformando imperfezioni e difetti in punti di forza.

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