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Gucci, come la maison ha affrontato il passaggio generazionale

Brand italiano di alta moda tra i più famosi al mondo, Gucci vanta una storia e un’evoluzione unica nel suo genere. Fondato da Guccio Gucci nel 1921, oggi è il marchio trainante del gruppo Kering – holding francese da cui è stato acquisito – con un fatturato di ben 8,28 miliardi nel 2018 e che nel 2019 continua a crescere.

Gucci è ad oggi un punto di riferimento internazionale nel settore della moda e degli accessori per la sua capacità di gestire in maniera sempre innovativa il proprio business: con l’intervento di Tom Ford prima e l’arrivo di Alessandro Michele poi, Gucci negli ultimi trent’anni ha vissuto un assoluto e radicale cambio di immagine. Scopri questa storia avvincente tratta dalle case history del mio libro sul fashion marketing.

Il rilancio di Gucci: l’era di Tom Ford

Tom Ford, stilista di origine statunitense, viene nominato direttore creativo della maison Gucci nel 1994: il suo arrivo segna in maniera indelebile la storia del marchio, ridisegnando l’identità stessa del brand e, grazie ad un perfetto mix di modernità e tradizione, il nuovo volto di Gucci diventa noto in tutto il mondo.

Stilista e imprenditore poliedrico – Tom Ford non si occupa solo di moda, ma è anche regista, sceneggiatore e fotografo – ha raggiunto la fama internazionale negli anni ‘90, rilanciando Gucci nell’olimpo dei brand più desiderati. Nei suoi dieci anni come direttore creativo della maison, Tom Ford è stato capace di ridisegnare l’estetica degli anni Novanta con campagne provocatorie e fuori dagli schemi che hanno ridato al brand freschezza e competitività.

Nel rivoluzionare lo stile Gucci, Ford propone un modello di donna e uomo molto sensuale con abiti scollati e fascianti, simbolo di una estetica molto esibita tipica degli anni ‘90: nelle collezioni inserisce spesso dettagli metallici e in pelle, tacchi vertiginosi e dettagli sportswear a fare da contrasto.

Insieme al CEO Domenico De Sole, Ford ha rinnovato l’immagine in declino di Gucci, portandola verso uno stile sensuale e lussuoso dai colori pop e verso la rinascita, tanto che il giro di affari della maison è passato da 230 milioni – al momento dell’ingresso di Ford – a 3 miliardi di dollari nel 2014.

La rivoluzione Gucci: Alessandro Michele

Negli ultimi anni, Gucci ha messo in atto un’altra rivoluzione del brand, avviata nel 2015 con l’arrivo di Alessandro Michele, nuovo direttore creativo, e Marco Bizzarri, presidente e CEO. Grazie alla sua visione contemporanea del marchio, le collezioni di Alessandro Michele hanno avuto un successo globale, intercettando anche la clientela più giovane.

In stretta collaborazione con Marco Bizzarri, all’altezza del 2015 l’obiettivo era quello di riportare Gucci al centro dell’industria della moda: in un momento storico in cui i confini tra femminilità e mascolinità si stavano assottigliando e i social media stavano cambiando in maniera radicale il modo di comunicare il fashion, la necessità era quella di voce che fosse nuova, aperta e out-of-the-box.

“Alessandro Michele possiede sia le qualità che la visione necessarie per portare un nuova prospettiva contemporanea a Gucci, e guidare il marchio in un nuovo, eccitante capitolo della sua storia”

così François-Henri Pinault, Chairman e CEO del gruppo Kering, inaugurava nel 2015 l’arrivo del nuovo direttore creativo. Alessandro Michele, infatti, è stato capace di risollevare non solo le sorti economiche del marchio – solo nel 2018 i profitti sono aumentati del 51% – ma ne ha anche rivoluzionato lo stile con look fuori dagli schemi, ma attenti ai trend amati dai più giovani.

È incredibilmente bello lavorare da Gucci, perché posso traslare lì tutte le mie passioni. Posso creare i personaggi che voglio. E mi diverto da morire.

Lo stile di Alessandro Michele è un mosaico di oggetti e colori: forti contrasti cromatici, mix di stili ed epoche – dai cartoni animati al periodo rinascimentale – il tutto in una cultura pop fortemente contemporanea e rivolta ad un pubblico giovane. Non è un caso se, tra le città più amate da Alessandro Michele, ci sia Londra per quel suo mix di look e abbinamenti dal glamour all’underground e, tra i modelli di riferimento, ci sia Bob Mackie, designer e costumista di Hollywood ultra kitsch, che ha curato l’immagine di star internazionali come Cher, Tina Turner ed Elton John.

Alessandro Michele ha donato alla maison la sua visione di pensatore libero privo di pregiudizi, facendosi portatore di uno stile androgino e chic, fondato sulla moda come linguaggio universale, un linguaggio capace di parlare anche ai Millenials. Quasi cinque anni dopo, l’obiettivo è stato raggiunto e addirittura superato: ne è la prova il fatturato passato dai 3,49 miliardi del 2014 agli 8,28 miliardi del 2018.

La vera bellezza sta nell’imperfezione: Gucci Makeup

Su questa innovativa linea dettata da Alessandro Michele si colloca perfettamente la campagna beauty di Gucci per promuovere la nuova linea di rossetti ispirata ai colori della golden age di Hollywood.

Il punto focale sono le imperfezioni e l’eliminazione delle barriere di genere. Bei sorrisi imperfetti e uomini con il rossetto: secondo Alessandro Michele infatti “è tempo di liberare gli uomini dall’idea che il trucco sia un’interpretazione e un’idea di femminilità. Il trucco è una totale espressione di libertà, perché mettere il rossetto significa avvicinarsi all’idea amplificata che vuoi dare a te stesso”.

Si tratta di un completo rovesciamento delle classiche campagne di bellezza dove proprio la perfezione, spesso lontanissima dalla realtà, era la chiave dell’intera comunicazione. Il trucco invece vuole essere un mezzo per esaltare le proprie caratteristiche uniche, non per mascherarle: come nel mio lavoro di consulente d’immagine, l’obiettivo è trasformare i difetti da limiti a opportunità. Vuoi scoprire come? Prova la consulenza d’immagine personale per trovare il tuo stile e la tua immagine personalizzata di successo.

Mi presento

Sono Isabella Ratti, una Style Coach con il cuore italiano e l’anima nomade. A Milano scarico l’adrenalina nell’animazione delle sfilate, a Lugano coltivo l’equilibrio. Da bambina disegnavo abiti, oggi aiuto le persone e le aziende a disegnare la loro immagine, trasformando imperfezioni e difetti in punti di forza.

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