Le sfide del mondo della moda per il 2021 sono diverse. Da sempre, questo settore, ha dovuto fare i conti con i cambiamenti e stravolgimenti del mondo – vedi il recente Covid-19- ed adattarsi a questi con innovazione. È quindi possibile accantonare l’anno appena trascorso cogliendone tutte le sfide, seppur difficili da affrontare? Il mondo del fashion
sarà in grado di stare al passo con i tempi sviluppando un nuovo concetto di ‘moda’?
Evoluzioni logistiche e rivoluzioni digitali
Secondo Christian Dior“La moda evolve sotto l’impulso di un desiderio e cambia per effetto di una ripulsa”.
Nel 2020 il mondo del fashion si è trovato ad affrontare sfide impensabili. Questi non si è lasciato cogliere del tutto impreparato e, anzi, ha colto l’occasione per innovarsi ed aprirsi ad un modus operandi completamente nuovo. Una delle voci a fare più eco è stata quella del Re della Moda, Giorgio Armani, che ha guidato il proprio popolo nella giusta direzione. Non solo ha organizzato una sfilata a porte chiuse durante la Milano Fashion Week di febbraio (in tempi ancora vagamente non sospetti), ma ha inoltre dichiarato, attraverso una lettera pubblica, la propria decisione di mantenere la collezione estiva nei negozi fino a settembre.
L’idea di base era quella di approfittare della situazione, chiaramente critica, traslandola in qualcosa che potesse essere utile tanto per il brand quanto per l’intero complesso del fashion. Ha infatti chiarito di voler “rallentare tutto, per riallineare tutto, per disegnare un orizzonte più autentico e vero”. Un percorso iniziato da Re Giorgio, ma continuato da tanti altri e, si spera, con un prosieguo anche nel 2021. Dovremo quindi abituarci a sfilate a porte chiuse, a soluzioni sempre più ibride mirando ad un mondo sempre più “phygital”. È con questo termine, infatti, che si indicano le soluzioni di integrazione tra mondo online e offline, tra physical e digital.
La pandemia è diventata, così, un’occasione per portare avanti il rinnovamento delle sfilate, evolute poi in veri e propri show, puntando a quel processo di cambiamento che da tempo si stava cercando. Alcuni esempi sono arrivati proprio alla fine del primo lockdown: tra siti di noti brand convertiti ad hoc in piattaforme streaming e virtual showroom contenenti riproduzioni fedeli in 3D dei modelli creati dai fashion stylist, il cambiamento ha toccato chiunque. C’è stato persino chi ha dato prova di intraprendenza ed è approdato su Twitch, ritagliandosi un proprio spazio in mezzo ai gamer professionisti; ci si è inseriti in un nuovo mondo, ma lo si è fatto a gamba tesa. Lo hanno fatto Gucci, Balenciaga ed altri noti brand:
è, infatti, possibile incontrare avatar di Animal Crossing vestiti da Marc Jacobs e osservare giocatori di League of Legends indossare tute Puma o Louis Vuitton.
Tra fashion revolution e smart working
Abbiamo, quindi, visto come un momento storico come quello attualmente vissuto ha toccato tutti, anche coloro che spesso sono esclusi da eventi così tanto ‘sconvolgenti’. Se infatti da un lato si è visto un fermo dell’intero pianeta, dall’altro si è stati coinvolti in un complesso, ma comunque necessario, cambiamento. Il mondo della moda, nello specifico, è sempre stato capace di evolversi ed anche in questo caso lo ha fatto. Nel 2021, perciò, dovremmo aspettarci un’evoluzione non solo nei mezzi adottati dall’industria del fashion, ma anche nella produzione materiale e ideale di quegli stessi prodotti.
I consumatori, anche quelli meno esperti, non si limitano più a ‘pescare maglioncini azzurri infeltriti’, riprendendo il Diavolo veste Prada, in mezzo a una pila di roba, ma si sono resi sempre più coscienti della propria influenza sul sistema. La “fashion revolution” continuerà ad avere voce in capitolo nell’anno a venire. D’altro canto, è già da diversi anni che questa mette in discussione uno per uno i singoli anelli della catena produttiva, invitando a porsi domande specifiche su chi abbia dato vita ai propri capi e sul come questi siano stati realizzati.
In effetti, i mesi trascorsi in casa sono stati importanti nel capire cosa volessimo realmente nel nostro guardaroba. Lo shopping è diventato sempre più online e, nel momento in cui ci si interfaccia con un catalogo web, gli acquisti diventano sempre meno impulsivi, ma al contrario, più consapevoli. Lo stesso nuovo modo di lavorare ci spinge a nuovi outfit e nuovi modi di vederci. Se fino a qualche mese fa la nostra priorità erano le scale cromatiche, i tessuti e i diversi e numerosi abbinamenti da poter fare con scarpe, borse ed accessori, ad oggi tutto si è spostato su ‘come stare più comodi’.
Lo smart working ha dato vita ad una sorta di moda parallela, capace di cogliere il bello dello stare in casa senza però perdere il proprio stile personale. D’altro canto, nell’ultimo secolo, tutti eravamo andati oltre, sfruttando e non apprezzando ciò che di bello avevamo, anche – banalmente – il poter vestire ed indossare capi di alta manifattura.
Coco Chanel sosteneva che: “La moda non è qualcosa che esiste solo negli abiti. La moda è nel cielo, nella strada, la moda ha a che fare con le idee, il nostro modo di vivere, che cosa sta accadendo”. Saper cogliere lo spirito del tempo è sempre stato un elemento fondamentale di quest’industria, così come il saper fare di necessità virtù. Stiamo vivendo un periodo straordinario e questo ci offre un’occasione unica: riscoprire i punti di forza e, insieme, riordinare le idee. La vera sfida del mondo della moda per il 2021 non è solo rinascere, ma crescere.


