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Perché Sergio Marchionne è il mio mentor

Nato a Chieti nel 1952, Sergio Marchionne è emigrato in Canada insieme alla famiglia alla sola età di 14 anni, ma prima di essere conosciuto in tutto il mondo per essere “colui che ha salvato la Fiat”, ha ricoperto i ruoli più diversi: con tre lauree alle spalle – Filosofia, Giurisprudenza, Economia – è stato commercialista, avvocato, consulente e revisore.

Leader unico nel suo genere, ha avuto una visione chiara e affidabile del proprio ruolo di dirigente, fondato su una cultura dell’eccellenza sia in ambito manageriale che di business. La sua storia mostra che, quando un imprenditore, un’azienda, un amministratore delegato sono illuminati, creano attorno a sé un sistema di valore capace di guidare come un faro le attività dell’impresa nella sua globalità.

Chi è Sergio Marchionne?

Sergio Marchionne è stato un dirigente d’azienda italiano noto a livello internazionale per aver guidato il processo di grande rinnovamento della Fiat.

Nel 1966 i genitori decidono di trasferirsi a Toronto per la volontà di dare maggiori opportunità di vita e di carriera ai propri figli: durante la sua adolescenza, Marchionne si divide tra la famiglia, lo studio e i primi lavori part-time. Tra gli anni ‘80 e ‘90 inizia la sua attività professionale nel nord America per approdare nei primi anni 2000 in Svizzera presso SGS di Ginevra dove i conti del gruppo svizzero vengono risanati in soli due anni.

«La sua visione ha sempre provato a guardare oltre l’orizzonte e immaginare come l’innovazione e la qualità potessero dare maggiore forza nel percorso futuro»

(Sergio Mattarella)

L’anno 2004 segna una svolta: in seguito alla morte di Umberto Agnelli, Marchionne viene nominato amministratore delegato del gruppo Fiat che in questi anni è in grande difficoltà economica e finanziaria. Marchionne arriva in Italia come uno “straniero”: è noto in Canada, ma non ha esperienze nel settore auto né sul territorio italiano. In poco tempo rivoluziona l’organigramma aziendale, ribaltando le gerarchie con uno stile diretto e informale e aprendo il dialogo con i sindacati.

In una situazione di grave crisi, Marchionne prende una serie di decisioni strategiche coraggiose e decisive: il risanamento dell’azienda dalle fondamenta, una riorganizzazione interna concentrata esclusivamente sull’auto e la separazione da General Motors. Nel 2005, infatti, negozia nuovamente l’accordo con General Motors, facendo incassare al gruppo ben 1,55 miliardi di dollari, e il debito con il sistema bancario tanto che, dal 2004, il fatturato Fiat cresce, passando da 45,6 miliardi di euro ai 59,6 del 2008.

Marchionne: le radici di un uomo internazionale

Marchionne è stato un uomo che ha scritto un’importante pagina della storia economica e industriale italiana quando, quindici anni fa, ha preso in mano la Fiat sull’orlo del fallimento per proiettarla sui mercati internazionali. Marchionne ha una storia e una carriera segnata da moltissimi episodi che testimoniano che cosa significa poter contare su una figura leader in una situazione di crisi e difficoltà (pensate all’acquisizione della Chrysler in piena crisi economica mondiale).

Marchionne è stato un manager dallo slancio internazionale, ma che non ha mai dimenticato le proprie origini. Un evento molto significativo è stato la consegna della nuova JEEP Wrangler all’Arma dei Carabinieri. Mossa di semplice marketing? Niente di tutto ciò: com’è noto, il padre Concezio Marchionne è stato un maresciallo dei carabinieri che, anche durante la pensione in Canada, diventa segretario dell’Associazione Nazionale dei Carabinieri a Toronto. Marchionne, quindi, ha trascorso tutta la sua vita vicino al mondo dell’Arma e, soprattutto, alla sua disciplina, valore che lui stesso chiede a tutte le persone che lo affiancano nel mondo del lavoro.

«L’Abruzzo è la mia terra. Sono nato qui, a Chieti. Non è mai facile allontanarsi dalla propria casa, dalla propria gente, dalle proprie radici. Sono dovuti passare quasi quarant’anni e altre due nazioni – la Francia e la Svizzera – prima che la vita mi riportasse in Italia. Ma per quanto lontano si vada, rimangono dei punti fermi importanti. Per me l’Abruzzo è uno di questi. Torno ogni volta che mi è possibile, per trovare luoghi e volti familiari

Tra i valori più forti e radicati nella vision di Marchionne, c’è sicuramente l’importanza delle sue radici: la consegna dell’auto presso l’Arma dei Carabinieri è tutt’altro che un’azione di marketing, ma è il simbolo del suo contatto costante con le sue origini che lo hanno ispirato e sostenuto durante tutta la sua carriera.

La vision di Marchionne

Il pensiero strategico di Marchionne è unico nel suo genere e, paradossalmente, semplice, fondato su principi chiari e lineari:

  • Filosofia manageriale fondata sulla meritocrazia;
  • Obiettivi chiari e realistici;
  • Leadership autorevole, ma al tempo stesso umana;
  • Spirito competitivo come opportunità per raggiungere l’eccellenza.

In quanto leader della Fiat ha attraverso anni di trasformazioni profonde e radicali nei mercati internazionali e nelle strategie produttivo-finanziarie dove la sua forte visione strategica è sempre rimasta come stella polare capace di guidare l’azienda in situazioni di profonda crisi. Secondo Marchionne, infatti, il successo si fonda sulla capacità di imprimere una visione del mondo e una svolta innanzitutto culturale ad un sistema: il dirigente è entrato in Fiat con un concetto di leadership fondato su meritocrazia – guidare un’azienda è una responsabilità senza eguali e, come tale, deve essere concessa solo a chi dimostra capacità e risultati concreti – e competizione, valore visto non come rischio, ma come enorme opportunità di crescita per il business.

Perché Marchionne è il mio mentor

Considero Marchionne un mio mentor per la sua visione strategica e innovativa e per la sua figura di manager internazionale e di cittadino del mondo che però non ha mai dimenticato il suo luogo di origine. Il suo esempio dimostra come non sia sufficiente la competenza tecnica per avere successo: con un background culturale diverso dalla formazione classica dei top manager, ha messo in campo le sue qualità umane e intellettuali a 360° a supporto della sua attività manageriale creando un metodo di leadership unico nel suo genere.

L’iconico maglione, sostituto del classico giacca e cravatta, comunica proprio questo: la volontà di distinguersi e di farsi riconoscere per una formalità anticonformista che richiama, non tanto il mondo della finanza, quanto quello degli artisti e creativi.

Mi presento

Sono Isabella Ratti, una Style Coach con il cuore italiano e l’anima nomade. A Milano scarico l’adrenalina nell’animazione delle sfilate, a Lugano coltivo l’equilibrio. Da bambina disegnavo abiti, oggi aiuto le persone e le aziende a disegnare la loro immagine, trasformando imperfezioni e difetti in punti di forza.

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