Sono passati appena due mesi da quando Alessandro Michele ha preso le redini di Valentino sostituendo lo storico Piccioli ed eccolo qui che, con un coupe de teatre, che presenta la sua prima collezione. Che stesse portando avanti una riflessione quasi filologica sugli archivi Valentino e, di pari passo, stesse sviluppando una sua filosofia della moda espressa nel suo libro, non era di certo un segreto. È stato detto che se Valentino è stato il re della moda, Alessandro Michele ne è il filosofo e – questo è fuori di dubbio – in questo primo assaggio della sfilata del 29 settembre 2024 a Parigi ne abbiamo avuto la riprova.
La collezione in breve
Il lookbook – uscito a sorpresa in maniera non casuale proprio nella giornata della sfilata di Gucci – è composto da 170 outfit appeal sia maschili sia femminili e ben 93 scatti dedicati a cappotti di pelliccia, gonne midi, rouches, capi luxury e, soprattutto, gli accessori.
Valentino Cruise ha come protagonisti indiscussi gli accessori e già questa è una grande novità per la maison che, almeno fino ad oggi, non aveva mai puntato su questo settore. Eppure ecco che compaiono le borse con logo in campo ellittico in metallo portata su un abito bianco a pois. Spazio anche alla maxi bag con logo stampato a contrasto in campo rettangolare dagli angoli stondati.
La V compare come print sulle stoffe e come dettaglio in metallo ma non mancano marsupi con pelle, borchie, decoltè, ballerine e soprattutto guanti in pizzo, fiocchi e pins.
Una collezione gucciosa o valentinosa?
Alessandro Michele ha sorpreso tutti presentando la collezione Valentino Cruise, una serie di capi che, pur attingendo dall’archivio storico di Valentino Garavani, sono stati stravolti dai suoi abbinamenti stravaganti. Questo ha portato molti opinionisti a considerarla una collezione più “gucciosa” che “valentinosa”. Ripercorrendo lo storico di Gucci, è evidente come Tom Ford abbia resuscitato un brand in declino, puntando sulla distribuzione globale e su prodotti di lusso come borse e valigeria. Ford ha plasmato l’identità della maison, creando una donna forte e seducente e un uomo carismatico.
Fonte Instagram @AlessandroMichele
In seguito, Frida Giannini ha mantenuto questa strada, seppur con meno vigore. Quando Marco Bizzarri ha visto in Alessandro Michele il potenziale per dare una nuova eccentricità a Gucci, Michele ha completamente rivoluzionato il marchio, rendendolo irriconoscibile rispetto all’era Ford. Il suo approccio ha creato un enorme seguito sui social, anche se la maggior parte dei clienti si limitava ad acquistare accessori come t-shirt, sneakers e profumi, piuttosto che abbigliamento di lusso.
Ora, con il passaggio a Valentino, molti temono che Michele possa ripetere lo stesso processo, frammentando l’Heritage della maison fino a renderlo irriconoscibile. Questo rischio di confusione è palpabile, soprattutto quando si considerano casi come il binomio Gucci-Balenciaga, dove i clienti faticavano a distinguere i prodotti delle due maison. In un settore dove l’identità del brand è cruciale, operazioni del genere possono disorientare i clienti più fedeli.
La Valentino Cruise potrebbe essere vista come un test per valutare se l’estrosità di Michele possa far aumentare le vendite degli accessori Valentino nella stagione corrente. Tuttavia, per il futuro, sarà essenziale trovare un direttore artistico capace di combinare innovazione e rispetto per la tradizione. Un allievo che diventa maestro, capace di stupire senza tradire l’essenza del marchio, potrebbe essere la chiave per mantenere l’equilibrio tra novità e fedeltà alla storia di Valentino.
Le domande scomode che questa anticipazione solleva
Chi si aspettava un percorso di transizione discreto per Alessandro Michele nel suo avvicinamento a Valentino si sbagliava di grosso. In un’epoca in cui tutto sembra uniformarsi, Michele rimane uno dei pochi sostenitori delle maniere forti, e queste maniere le rivendica, sempre e comunque. Il nuovo corso di Valentino può essere discusso e criticato, specialmente riguardo a quanto sia giusto piegare un marchio all’estetica di chi lo disegna. Tuttavia, è innegabile che il quadro generale si componga tassello dopo tassello.
L’approccio di Michele nella sua prima collezione per Valentino segue lo stesso metodo adottato per Gucci: un percorso coerente con le sue radici culturali, radici che affondano nella Roma profonda e aristocratica, dove il sacro si mescola con il profano, e la storia si intreccia con il futuro.
Michele vive e respira questa città, e lo fa con un’eleganza tipica anche di Parigi, dove Valentino Garavani ha studiato. Non tutti i codici del marchio sono dati per scontati, ma Michele ha potuto attingere a un archivio ricco e variegato, più simile a uno zibaldone che a una raccolta separata per compartimenti stagni. Una linea temporale non lineare che riesce a rileggere a ritroso i fenomeni che hanno portato alla nascita di Valentino. Questa collezione potrebbe essere un ponte: un addio nostalgico a Gucci e un nuovo amore per Valentino. Un amore da coltivare con cura, un amore che richiede di essere annaffiato e, a volte, anche potato.
Nella moda sta tornando in primo piano un concetto spesso dimenticato: la polarizzazione. Alessandro Michele incarna questo concetto alla perfezione: profondamente decorativo, maestro nel narrare storie costruite sul sogno, divisivo e un pizzico egoista nel rivendicare la sua vera essenza. Piaccia o no, Michele è questo. E forse è proprio questo a renderlo così irresistibilmente affascinante.
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Da esperta di fashion marketing, ho sempre trovato affascinante studiare le dinamiche e l’evoluzione della moda. Il caso di Alessandro Michele e il suo avant-de-debut in Valentino ne è un esempio lampante. La sua capacità di trasformare un marchio, di giocare con l’Heritage e di creare nuove narrazioni visive è un fenomeno che seguo con grande interesse. Osservare come Michele ha alterato l’estetica di Gucci, rendendolo irriconoscibile ma incredibilmente popolare, mi offre preziosi spunti di riflessione su come i brand possono evolvere e adattarsi ai tempi. Con Valentino, Michele si trova davanti a una nuova sfida: rispettare l’essenza della maison pur infondendole la sua inconfondibile impronta creativa. Studiare questi processi non solo mi aiuta a comprendere meglio l’industria della moda, ma anche a consigliare i brand su come bilanciare tradizione e innovazione, mantenendo sempre viva la connessione con il loro pubblico.


