Spesso il marketing viene banalizzato e ridotto a un’attività finalizzata esclusivamente alle vendite. Per questo motivo, a volte, si tende a sottovalutare l’importanza del potere comunicativo che risiede nell’utilizzo dei colori in questo settore, relegandolo alla mera sfera psicologica. In qualunque strategia di marketing che si rispetti, però, la componente emotiva ha un ruolo fondamentale, in grado di persuadere il proprio target e di distinguersi sul mercato.
Con il tempo, tuttavia, questo ha generato anche pregiudizi da cui è difficile liberarsi, come quelli legati al colore rosa. Vediamoli insieme.
La storia del rosa
Fin dai nostri primi istanti di vita, il rosa è associato alle femminucce e il blu ai maschietti. Lo dimostra anche il fiocco nascita, tassativamente in questi due colori per segnalare il sesso del neonato senza rischio di incomprensioni. Eppure, forse non tutti sapranno che il carattere universale di questi due colori non è vincolato a una storia millenaria.
Al contrario: fin dal medioevo, l’azzurro veniva associato alla Madonna, avvolta in manti e vesti azzurre in tutte le opere cristiane anche nei secoli successivi. Il colore aveva una forte valenza simbolica legata alla dimensione trascendente e divina della Vergine che, ancora giovanissima, dà alla luce Gesù, il Salvatore. Per sottolineare ancora di più il profondo significato spirituale dell’azzurro, inoltre, spesso venivano utilizzati i lapislazzuli, pietre particolarmente costose che consentivano di raggiungere la sfumatura desiderata.
Come spiega anche Jo Paoletti, ex professoressa universitaria del Maryland, nel suo bestseller “Pink and Blue: Telling the Boys from the Girls in America”, soltanto a partire dagli anni Cinquanta venne imposta una distinzione nettissima fra rosa, colore esclusivamente femminile, e azzurro prettamente maschile. L’autrice compie un salto nel passato e racconta come il rosa abbia assunto, nel tempo, una matrice esclusivamente femminile.
Per farlo, analizza cataloghi, libri per bambini, blog e forum, annunci pubblicitari e i mass media più popolari, cercando di cogliere il momento esatto in cui è avvenuto questo cambio di tendenza. Allo stesso tempo, vengono esaminate anche altre questioni legate agli stereotipi di genere, come l’abbandono progressivo del bianco per entrambi i sessi e il ritorno della moda unisex.
La moda inclusiva e il rosa
Il rosa è sempre stato un colore tabù nella moda maschile, tacciato a lungo come femminile ed eccessivamente delicato. Per fortuna, però, non tutti hanno accettato inermi questa regola priva di fondamenti scientifici o storici. Un primo esempio del carattere inclusivo di questo colore è da ritrovarsi nel grande Gatsby, protagonista dell’omonimo romanzo di Francis Scott Fitzgerald, il quale sfoggia con orgoglio un completo rosa come simbolo di estrema eleganza.
Nella moda attuale, anche grazie a maison come Dior, Versace e Dolce&Gabbana, il rosaè un colore che viene utilizzato sempre più spesso in maniera trasversale e come ottimo alleato nella moda genderless. Basti pensare a Sangiovanni, ex stella di Amici, che qualche mese fa ha pubblicato sulla propria pagina Instagram un post in cui sfoggiava un completo rosa firmato Valentino, con tanto di cuori rosa nella descrizione. Lo stesso direttore creativo della maison italiana replica con una foto simile del cantante, sottolineando come i colori siano di tutti, senza distinzioni di genere. Ed è sempre Valentino ad aver firmato tutti gli outfit di Mika durante la finale di X Factor 2020, fra cui anche quello rosa shocking in cui il cantautore e showman britannico ha dimostrato di sentirsi perfettamente a proprio agio.
Come dimenticare, poi, lo smoking fucsia indossato da Fedez nel singolo “Morire Morire”? Il suo stylist, Giulio Casagrande, ha spiegato che la scelta del colore è nata da esigenze funzionali: il cantante, rispetto agli altri personaggi presenti nel videoclip, doveva spiccare con un colore acceso e dai toni pop, in contrasto con lo sfondo nero. Infine, anche Lewis Hamilton si mostra ai fan in un completo total pink firmato Off White. L’intento è quello di sorprendere, come il pilota è solito fare normalmente, ma anche di trasmettere un messaggio importante: quello di essere sempre se stessi.
Le mascherine rosa proteggono gli esseri umani
“Indecorose ed eccentriche, un vero e proprio affronto per l’immagine dell’Istituzione”: così sono state definite le mascherine rosa fornite agli agenti di polizia che, di fronte a un colore così marcatamente femminile, si sono rifiutati di indossarle. Un gesto che ha scioccato tutti e che, in un periodo delicato come quello attuale, rischia di attribuire alle mascherine un valore puramente estetico. Tuttavia, è necessario ricordare che questo capo, ormai diventato un vero e proprio must-have nella vita quotidiana, non è (solo) un accessorio in base al quale costruire il proprio look ma uno strumento in grado di salvare vite umane, a prescindere dal loro colore.
Un mondo a colori senza pregiudizi di genere
Come è stato ribadito a inizio articolo, è stato grazie a efficaci strategie di marketing che si è creata una diatriba tuttora esistente fra il rosa e l’azzurro. È fondamentale, adesso, adottare un nuovo cambio di tendenza e superare i pregiudizi legati a questi due colori, attribuendo loro il valore che si meritano: quello di semplici colori privi di significati secondari. Solo così si potrà davvero parlare di moda inclusiva e genderless.


