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Il Digital al servizio del Fashion: il caso Versace

“Ok Google, mostrami il Jungle dress di Versace”. Così ha avuto inizio la sfilata di Versace a Milano durante la Fashion Week 2019, evento unico grazie alla presenza di Jennifer Lopez e del suo iconico Jungle dress. Iconico perché, oltre ad essere uno degli abiti che ha fatto la storia della moda e della cultura pop, il Jungle dress fu il motivo per cui nacque Google Immagini.

Il mondo della fashion industry è stato ormai da tempo inglobato nel grande processo di digital transformation che sta investendo quasi tutti i settori: questa trasformazione sta spingendo la moda verso una dimensione 4.0 e verso un cliente ormai completamente digitalizzato. C’è stato un tempo, però, in cui era la moda ad influenzare la tecnologia e non viceversa: Donatella Versace ha voluto celebrare quel preciso momento legato alla storia del brand Versace e di Google.

Jennifer Lopez e il Jungle Dress

Il Jungle dress di Versace è stato indossato da Jennifer Lopez il 23 febbraio del 2000 in occasione dei Grammy Award, diventando immediatamente l’abito più ricordato dai media, oltre che capo che ha contribuito a lanciare la carriera di Donatella Versace.

“Era una bel vestito. Non avevo idea che stesse per diventare un così grande affare” Jennifer Lopez

Il giorno successivo alla red carpet dei Grammy, infatti, la fotografia della cantante con l’abito Versace fu scaricata 600.000 volte dal sito ufficiale dell’evento e, soprattutto, i gestori di Google notarono che quel preciso abito era stato oggetto di un numero grandissimo di ricerche online, intuendo che gli utenti avrebbero voluto trovare la fotografia dell’abito indossato dalla cantante.

Nacque così il servizio Google Immagini. Oggi viviamo in un mondo altamente tecnologico, ma vent’anni fa era diverso: il fatto che un singolo abito sia stato capace di portare alla creazione di uno strumento che per noi oggi è quasi scontato, è un fatto straordinario, manifestazione di come moda e mondo digital si contaminino già ben prima dell’avvento della cosiddetta rivoluzione digitale.

L’incontro tra tecnologia e moda – con un tocco di classicismo – è stato ripreso anche dall’allestimento della sala: la sfilata si è svolta sotto una soffitto a cupola ispirato al Pantheon e una scultura centrale a forma di palma che si fondono con le proiezioni a stampa Jungle realizzate con Google Tilt Brush, app che trasforma lo spazio in una grande tela su cui dipingere in 3D grazie alla realtà virtuale.

L’abito che fece nascere Google Immagini

L’abito Versace è un vestito in chiffon e seta – il modello originale del 2000 aveva le maniche lunghe – decorato con l’ormai famosissimo motivo tropicale di fiori e bambù di colore verde con tocchi blu. È completamente trasparente e con una profonda scollatura fino a qualche centimetro al di sotto dell’ombelico dove lo chiffon viene fermato da una spilla a forma di fiore. Al di sotto della spilla, l’abito si riapre nuovamente in due spacchi, lasciando scoperte le gambe.

“Ok Google, ora mostrami il “vero” Jungle dress”. Dopo l’annuncio di questa frase, i partecipanti alla sfilata, con questo abito ben impresso nella mente, hanno assistito all’entrata in scena di Jennifer Lopez con una nuova versione dell’abito, senza maniche e con più pelle scoperta sulla schiena e sui fianchi.

Le foto e i video della serata sono stati condivisi centinaia di migliaia di volte su tutti i social con messaggi di grande ammirazione sia per la bellezza immutata della cantante portoricana che per l’idea geniale di Donatella Versace di celebrare con questo iconico abito l’incontro tra moda e tecnologia. Nel 2000 Google era nato da appena un paio di anni e, come ha poi raccontato l’ex amministratore delegato di Google Eric Schmidt, la ricerca dell’abito di JLo fu la più popolare che avessero mai visto. Non avendo un modo per dare agli utenti che ciò stavano cercando – l’immagine di Jennifer Lopez con l’abito – fu ideato Google Immagini, lanciato nel luglio del 2001.

Nel mio nuovo libro Fashion Marketing – Viaggio alla scoperta dei nuovi modi di fare shopping e dei meccanismi della moda 4.0 tratto anche di come il mondo digital sia entrato nell’industria della moda e di come la componente digitale del marketing stia ricoprendo un ruolo sempre più importante nel settore della fashion industry. L’uscita del libro è prevista per il 17 ottobre nelle librerie e online: non fartelo scappare!

Mi presento

Sono Isabella Ratti, una Style Coach con il cuore italiano e l’anima nomade. A Milano scarico l’adrenalina nell’animazione delle sfilate, a Lugano coltivo l’equilibrio. Da bambina disegnavo abiti, oggi aiuto le persone e le aziende a disegnare la loro immagine, trasformando imperfezioni e difetti in punti di forza.

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