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L’evoluzione del concetto di bellezza: l’importanza dell’accettazione del proprio corpo

Un noto detto dice “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”, ma è davvero così? In una società come quella in cui viviamo ha ancora senso una frase del genere? Sebbene le case di moda si stiano progressivamente adeguando ai nuovi canoni di bellezza, staccandosi da quello stereotipo poco realistico che portava all’equazione “magrezza mezza bellezza”, la strada è ancora tanta da fare.

 

Se ci guardiamo indietro, poi, ci si accorge che – storicamente – è stato tutt’altro che così. Basta osservare la produzione artistica ed i modelli estetici nel corso della storia per rendersi conto che la bellezza non è un principio assoluto, ma piuttosto un concetto fortemente influenzato dal contesto storico e culturale. Rendersi conto dell’assurdità di alcuni canoni di bellezza ed imparare ad amare il proprio corpo per come è fatto è fondamentale al fine di costruire un’autostima solida, credere in se stessi e nei propri obiettivi e sentirsi soddisfatti, adeguati e competenti. In questo articolo potrai leggere:

  • Come è cambiato il bello
  • La bellezza nell’età moderna
  • La body positivity

Come è cambiato il bello

Ogni periodo storico ha adottato modelli estetici di riferimento estremamente diversi tra di loro. Di seguito ne riporto solo alcuni a titolo esemplificativo:

  • preistoria: La Venere di Willendorf è la rappresentazione plastica dei tratti fisici ritenuti i più importanti in questo contesto: ventre, seno e fianchi ampi, caratteristici del concetto di fertilità;
  • antica Grecia: in questo periodo diventa centrale il concetto di bello buono. La bellezza estetica, fondata su armonia e proporzione tra le parti, è considerata come intrinsecamente legata alla bellezza morale delle persone;
  • antica Roma: inizialmente, il prototipo di bellezza femminile corrisponde a lunghi capelli scuri, carnagione abbronzata, seni piccoli e fianchi larghi. Ma dopo l’espansione dell’Impero Romano verso il Nord Europa i modelli di riferimento mutano verso corpi alti, capelli biondi e rossi, occhi azzurri e carnagione molto chiara;
  • Medioevo: l’ideale di bellezza di questo periodo è fortemente influenzato dal pensiero religioso. La fisicità e la sensualità dei corpi vengono disprezzate ed inibite ed i modelli di bellezza fisica fanno riferimento alle raffigurazioni religiose. Le caratteristiche della bellezza femminile si traducono in donne esili e dai colori chiari;
  • Rinascimento: del canone medievale sopravvivono solo gli incarnati pallidi. In questo periodo, l’ideale di bellezza riprende le figure sinuose ed armoniose del modello greco;
  • epoca vittoriana: le forme morbide vengono estremizzate utilizzando corsetti strettissimi, al fine di conferire al corpo un’esasperata forma a clessidra;
  • il primo Novecento: il modello di bellezza si fa meno estremamente femminile, con corpi snelli, seni piatti e tagli di capelli corti.

Questi sono solo alcuni esempi di quanto l’ideale di bellezza sia mutato nel corso del tempo e di quanto sia volubile ed impossibile da definire come canone oggettivo.

La bellezza nell’era moderna e l’influenza dei social

I mass media ed il processo di globalizzazione hanno permesso sia di mettere in contatto diverse idee di bellezza, sia di uniformare questi diversi modelli per renderli universalmente gradevoli. Senza la pretesa di trattare in maniera esaustiva, in poche righe, un tema così ampio è importante sottolineare, però, il ruolo che i social media hanno avuto nella percezione della bellezza, soprattutto nelle fasce di popolazione più giovane. Dal mio punto di vista, il risultato non è del tutto deleterio ma al contrario sono uno strumento per poter divulgare, in maniera rapida e potente, i giusti messaggi da inoltrare alle nuove generazioni (a ciascuna, il proprio Social).

Partendo dagli effetti negativi bisogna tristemente sottolineare come i social mostrino delle immagini standardizzate di bellezza (non solo estetica), proponendo canoni irrealistici e pericolosi: basti pensare alle numerose polemiche insorte qualche anno fa contro l’eccessiva magrezza di alcune note modelle che sfilavano durante la settimana della moda. D’altra parte, la ricerca disperata di approvazione altrui tramite la propria immagine provoca danni estremamente importanti sull’autostima di chiunque, data l’impossibilità di rispecchiare un canone di bellezza ritoccata ed innaturale.

 

Dall’altro lato, soprattutto negli ultimi anni, i social sono diventati un palcoscenico per numerosi messaggi incentrati su l’accettazione e l’apprezzamento di se stessi, contrastando, con un impatto senza precedenti, proprio quei meccanismi che, pur esistendo da sempre, si sono intensificati sui social media.

A titolo esemplificativo vorrei ricordare due fenomeni: il primo riguarda la campagna, supportata da tantissime influencer, contro i filtri che proponevano immagini artefatte del volto, talvolta deformando i lineamenti naturali e rendendo la pelle fin troppo levigata. Questa iniziativa ha coinvolto moltissime figure di punta che si sono impegnate per mostrarsi “senza filtri” (appunto), e facendo vedere come anche chi può essere considerato un modello di bellezza ha tantissime imperfezioni.

Il secondo fenomeno riguarda le numerose nuove influencer che non rispecchiano più il canone estetico passato, ma che vengono apprezzate per le tipologie di contenuti a prescindere dalle loro misure. Vogliamo ricordare, del resto, il successo riscosso dalla copertina di Vanessa Incontrada su Vanity Fair qualche anno fa o quella di Dolce e Gabbana per questa estate? Entrambe sono il sintomo di una società che sta cambiando, in positivo.

La body positivity

Il movimento della body positivity ha come obiettivo la celebrazione e la normalizzazione di ogni tipo di corpo, indipendentemente dai modelli considerati standard.

Grazie a questo movimento, stiamo assistendo ad un nuovo concetto di bello, più realistico ed inclusivo, che, nascendo dal basso, ha in breve tempo influenzato ogni livello della società. Oggi è, infatti, frequente osservare corpi non convenzionali di modelle curvy, con la vitiligine, smagliature, cellulite e, in generale, di ogni tipo, forma e dimensione su cartelloni pubblicitari, copertine delle riviste e sfilate di moda, dai piccoli ai grandi brand.

I messaggi della body positivity hanno dimostrato in pochi anni come ogni corpo, proprio grazie alle proprie particolarità, sia una risorsa meravigliosa ed unica e quanto sia fondamentale imparare ad apprezzare ed amare il proprio corpo.

 

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Mi chiamo Isabella Ratti e sono un Business Image Expert. Ho pubblicato, con Flaccovio Editore, il mio primo libro “Fashion marketing. Viaggio alla scoperta dei nuovi modi di fare shopping e dei meccanismi della moda 4.0”, in corso di aggiornamento.

Nella vita di tutti i giorni sono un’appassionata di moda e antropologica e nella mia attività di consulente d’immagine mi sforzo di inoltrare il messaggio di una moda più inclusiva, concentrata sulle unicità positive e non sui piccoli difetti che tutti abbiamo.

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