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Addio Vivienne: chi è stata per il mondo della moda e per me

Compra meno, scegli bene: questo è il nostro motto. Qualità non quantità. Questo è quello che ci piace. Questa è la cosa più ecologica che puoi fare.

Buy less, choose well: that’s our maxim. Quality not quantity. That’s what we’re into. That’s the most environmentally friendly thing you can do.

 

Vivienne Westwood è stata, nella sua essenza più profonda racchiusa in questa frase una contestatrice, anticonformista, rivoluzionaria e dannatamente rock. Non solo (e non tanto un’icona di stile), ma una donna – tra le prime – ad alzare la testa e mostrare al mondo la propria voce. La notizia della sua morte ha sconvolto il mondo della moda, sebbene non inaspettata, e ha segnato la fine di un’epoca. 

 

Indice: 

  • una carriera da rivoluzionaria
  • la svolta attivista e gli ultimi anni 
  • l’andamento della sua maison 
  • la Vivienne Foundation 
  • perché è stata e sarà una mia mentor

 

Una carriera da rivoluzionaria

A Vivienne sono stati dati tantissimi soprannomi e qualifiche, il più noto dei quali è proprio “madrina del Punk” ed effettivamente il suo ruolo nella nascita e diffusione di questo ruolo è stato cruciale. 

L’anima inquieta di questa donna, stilista ed imprenditrice forse affonda le proprie radici nel periodo in cui è nata: come si legge nella sua autobiografia, Vivienne nasce durante la Seconda Guerra Mondiale e i suoi primi anni vengono trascorsi in un ambiente di estrema povertà (i genitori sono un amabile coppia di operai tessili), in cui tutto scarseggiava. Trascorreva le ore a lavorare a maglia, tanto che sono stati ritrovati degli abiti da sposa realizzati in questa maniera. 

Un primo momento di svolta arriva quando, all’inizio degli anni ‘70 incontra Malcolm McLaren, futuro manager dei Sex Pistols: tra i due scatta l’intesa personale (nasce un figlio, Joseph) e professionale, tanto che insieme aprono un negozio nel quartiere Chelsea. Questo è il momento in cui la giovane Vivienne comincia a sperimentare con ago e filo, mixando latex, spille da balia e cinghie sadomaso. Il successo arriva quando sono proprio i Sex Pistols a trovare le sue creazioni iconiche e cominciano ad indossarle. 

 

Gli anni ‘80 sono segnati dalle sfilate sulle passerelle londinesi dove la coppia porta la collezione “Pirates”, una collezione che è stata definita dalla stessa Vivienne “un saccheggio di idee e stili da altre epoche e luoghi”. La parola d’ordine è contaminazione che è alla base della nuova estetica di Vienne: il new romantic. 

Avevo visto un’incisione con un pirata che portava questi pantaloni molto larghi, tutti spiegazzati all’altezza del cavallo e mi venne voglia di imitarli. Volevo ricreare quel look dissoluto e libertino” si legge nella sua autobiografia. 

Nonostante la totale irriverenza delle sue proposte, Vivienne viene apprezzata e accolta (seppure a fatica) nel mondo della moda: nel 1982 è la prima donna inglese ad essere accolta nel calendario ufficiale della Haute Couture parigina. Seppure con alterne vicende, i riferimenti romantici e all’età vittoriana torneranno nelle sue collezioni fatte di corsetti indossati come capispalla e giacche sartoriali aderenti. 

 

Negli anni ‘90 nasce la sua prima collezione maschile che mostra, in anteprima, a Firenze durante Pitti Uomo. Questo periodo è caratterizzato da un nuovo desiderio di sperimentare: la madrina del Punk è stata infatti la prima a realizzare una collaborazione a tutti gli effetti con un brand che con la moda aveva poco a che fare, Swatch. Nel 1993 i modelli di orologi “Putti” con angeli barocchi e “Orb”, con il logo del marchio (il globo della monarchia inglese, simbolo di tradizione, circondato dagli anelli di Saturno, emblema del tempo che scorre e delle nuove idee che nascono sempre dal passato) sono la chiave di volta per far entrare la stilista nell’immaginario collettivo del mainstream. 

La svolta attivista e gli ultimi anni 

Alla fine degli anni ‘90 Vivienne Westwood si era guadagnata un posto d’onore nella cultura POP e la sua capacità di rimanere giovane e al passo con i tempi è stata confermata fino a chi mesi prima della sua morte. 

Il chocker a tre fili, comparso per la prima volta nella collezione Autunno Inverno 1990 è stato riproposto fedelmente nell Primavera Estate 2022: il risultato è stato che questo accessorio non solo è andato sold out ma è stato anche virale su TikTok. Si può parlare, poi, di fenomeno di massa quando un celebre fumettista giapponese ha fatto indossare la collana di perle ad uno dei suoi personaggi di punta. In seguito, star come Dua Lipa, Bella Hadid e Doja Cat possono solo essere figlie di una moda dettata da una donna che non conosce età. 

“Ho pensato che l’idea dei tre fili di perle con una goccia nel mezzo potesse adattarsi a qualsiasi epoca e fosse in grado di funzionare praticamente sempre”. 

 

L’animo da contestatrice non si è mai spento: le passerelle sono sempre state il suo manifesto di protesto contro ogni forma di costrizione e oppressione. Vivienne ha usato le sue collezioni anche come strumento politico, spronando i suoi cittadini prima a votare poi mostrando il proprio sostegno ad alcuni politici. 

Solo per ricordare il caso più eclatante: la collezione autunno inverno 2005 era intitolata proprio “Propaganda” con un riferimento militare. 

 

Vivienne è stata anche la madrina della moda inclusiva: basti pensare che la collezione autunno inverno 2015 era intitolata Unisex a sottolineare il suo desiderio di aprire la strada ad un modo di pensare l’abbigliamento senza barriere di genere.

L’attivismo è stata parte integrante della sua vita, tanto che, quando nel 2016 lascia la direzione creativa del suo brand, si dedica anima e corpo all’attivismo ambientale e da qui il suo motto “Buy less, buy better, make it last”

Non voglio ripercorrere gli ultimissimi mesi della sua vita, ma ricordarla con una delle sue frasi che preferisco:

Non ho mai pensato di essere una fashion designer. Mi sono semplicemente considerata una combattente per la libertà”. 

 

L’andamento della sua Maison

Vivienne Westwood è anche l’azienda di moda britannica omonima della grande stilista: il brand, come tutti quelli del mondo della moda, ha depositato pochissimi giorni fa i conti dell’esercizio fiscale del 2021, segnando un periodo di ripresa dinamica e vitale per l’azienda indipendente. 

 

Ricordiamo che il 2021 è stato un anno di chiusure forzate nel Regno Unito e tutti i negozi di questo brand hanno dovuto far fronte a settimane di fatturato zero negli store fisici. Nonostante questo l’azienda britannica ha aumentato i suoi ricavi a 66,2 milioni di sterline (75,01 milioni di euro), contro i 42,1 milioni di sterline (47,70 milioni di euro) dell’anno precedente, registrando un margine lordo in crescita dell’81% a 40,4 milioni di sterline (45,78 milioni di euro). In particolare, l’utile ante imposte è passato da 3,9 a 19,3 milioni di sterline (da 4,42 a 21,87 milioni di euro), un dato strabiliante se si considera l’annata di riferimento. Per quanto riguarda le vendite online, l’azienda ha segnato un progresso del 62%. 

 

Tutto questo ha permesso di supportare il processo di internazionalizzazione che sta portando avanti, soprattutto nella vendita online con la speranza che questa iniziativa migliori le vendite e le marginalità complessive. 

 

D’altra parte, la lotta che ha visto Vivienne negli ultimi anni nell’attivismo climatico ha portato l’azienda ad avere un’immagine fortemente orientata verso il green. La Vivienne Westwood è infatti tra le aziende la cui immagine è più legata alla sensibilità sull’impatto ambientale e alla lotta contro il consumo eccessivo, nonché il contrasto del fast fashion. In particolare, il 90% del suo jersey di cotone vergine non miscelato è realizzato con filati biologici certificati. 

 

Infine il brand utilizza per la vendita al dettaglio solo packaging privi di plastica al 100% e sta lavorando per eliminare tutta la plastica vergine monouso dagli imballaggi di spedizione. 

La Vivienne Foundation 

Durante la sua carriera, Vivienne ha ricevuto numerosi e prestigiosi riconoscimenti che non hanno fatto altro che alimentare il suo patrimonio. 

La sua fama è stata tale che un singolare episodio la lega ad un altro personaggio che è scomparso nel 2021, la Regina Elisabetta: è stata proprio lei a insignirla dell’OBE, un prestigioso titolo di Ufficiale dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero britannico nel 1992. L’anno successivo è diventata Dama di Commenda dell’Impero Britannico ed è stata premiata cinque volte ai British Fashion Award, aggiudicandosi per ben due volte il titolo di Designer of the Year, nel 1990 e nel 1991. 

 

Alla fine del 2022 è nata la Vivienne Foundation, una società senza scopo di lucro che ha lo scopo di sensibilizzare e creare un cambiamento tangibile lavorando a stretto contatto con le ONG. Tra gli elementi fondamentali e che guidano questa associazione ci sono la lotta al cambiamento climatico, il desiderio di fermare la guerra, difendere i diritti umani e protestare contro il capitalismo. 

 

Perché è stata e sarà una mia mentor

Già in tempi insospettabili avevo parlato di Vivienne Westwood in questo articolo e, oggi più che mai, mi sento di ribadire quanto questa donna sia stata per me un modello di forza. 

Nonostante la condizione fortemente svantaggiata nella quale si è trovata in partenza, ha saputo trovare la soluzione giusta per poter costruire la strada verso il successo. Non si è mai “venduta ai potenti”, anima pura e anticonformista non si è mai piegata a chi la volesse diversa. 

 

La sua forza, il suo sesto senso e la capacità di continuare ad innovare in maniera instancabile le hanno permesso non solo di costruire un impero, ma anche di rimanere sempre fedele a se stessa e ai suoi ideali. Particolarmente interessanti sono state le sue intuizioni ante litteram in materia di inclusività che trovo, ancora oggi, antesignane e molto attuali. 

 

Forse proprio per questo il logo di Vivienne Westwood è tra i più affascinanti della storia della moda: il simbolo centrale, detto ORB Logo, rappresenta un globo e simboleggia il potere, con uno sguardo su ciò che è stato. Il significato è chiaro e racchiude un mix di futuro e innovazione. 

L’ispirazione è chiaramente quella dello stemma della corona inglese, realizzato in occasione dell’incoronazione di Carlo II… il predecessore di quel Carlo III che ha visto appena diventare re. 

 

Restiamo in contatto

Vivienne Westwood è solo una delle tante figure del mondo della moda che ho seguito con interesse e la cui eredità continuerà ad osservare. Mi chiamo Isabella Ratti, sono Business Image Expert e da anni accompagno imprenditori e manager nella creazione di immagini di successo. Per avere una figura efficace e soddisfacente è importante affidarsi a professionisti che possano offrire il proprio supporto qualificato, creando un equilibrio tra rimando ai modelli classici e un pizzico di innovazione. 

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