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Perché Vivienne Westwood è il mio mentor

Vivienne Westwood è certamente uno dei nomi più importanti e rivoluzionari della moda contemporanea: in quarantacinque anni di carriera, Westwood è stata capace di far entrare nel mondo dell’alta moda lo stile punk, ribaltando i canoni del fashion anni ‘70 senza mai rinunciare ai dettagli british.

Tra i tanti brand iconici che hanno dato inizio ad un nuovo stile, quello di Vivienne Westwood è per me fonte di ispirazione perché marchio molto amato e al tempo stesso controverso, capace di includere in sé un genere musicale unico come il punk e di rompere completamente gli schemi con il passato senza mai tradire la propria identità.

Vivienne Westwood: chi è

All’età di cinque anni creava scarpe, a dodici disegnava i suoi primi abiti e oggi, all’età di 78, è un modello indiscusso di stile e anticonformismo. Nata nel 1941 in una località del Derbyshire in Gran Bretagna, Vivienne Isabel Swire è stata, fin da bambina, una mente creativa e brillante con un’intelligenza fuori dal comune.

A diciotto anni si trasferisce a Londra dove inizia a studiare moda e oreficeria presso la Harrow School of Art. Pochi anni dopo aver abbandonato gli studi, sposa Derek Westwood da cui prende il cognome e nel mentre crea gioielli che vende sulle bancarelle a Portobello Road.

L’incontro con Malcolm McLaren, futuro manager dei Sex Pistols, segna una svolta nella sua vita privata e professionale: oltre che amanti, diventano anche soci in affari, aprendo insieme il primo negozio della stilista al 430 di King’s Road a Londra. La storia del nome del negozio, cambiato più volte nel corso degli anni, racconta molto sul suo percorso personale: la trasformazione del nome, infatti, segue in qualche modo l’evoluzione stilistica di Vivienne.

Dal 1971 al 1975, il negozio venne chiamato Let it Rock: ritenute al tempo fuori dagli schemi, vendeva scarpe brothel creeper, una delle icone – oggi tornata in voga – della moda anni ‘50 dalla suola di gomma molto alta, e maglioni di mohair (fibra tessile simile alla seta) in netto contrasto con l’allora dominante stile hippie.

L’unico motivo per cui faccio moda è fare a pezzi la parola ‘conformismo’.” 

Nel 1975, Westwood, in ottica chiaramente provocatoria, cambiò il nome del negozio in Sex: come ha poi raccontato lei stessa, il suo abbigliamento era ritenuto scandaloso e molto audace, ma indossarlo la faceva sentire “una principessa da un altro pianeta”.

L’anno seguente il negozio fu ribattezzato Seditionaries – Clothes for Heroes (letteralmente “Eversivi – vestiti per eroi”) e arredato con oggetti futuristi: per ribellarsi alla tradizione e alle vecchie generazioni, gli abiti in vendita erano in perfetto stile punk con catene, capi in pelle, grandi fibbie e indumenti strappati.

Con l’inizio degli anni ‘80 si apre una nuova prospettiva per Vivienne: il negozio viene chiamato World’s End – com’è noto tuttora – e la stilista inizia a disegnare gli abiti in modo più professionale fino a quando nel 1981 debutta con la sua prima sfilata in passerella dal nome Pirate. Gli abiti, legati all’immaginario di banditi e bucanieri, non sono più ispirati solamente alla moda giovanile e di strada, ma anche dalla storia della fashion: Vivienne, prendendo spunto dal costume del XVII e XVIII secolo, è stata la prima stilista ha riproporre in chiave moderna, il corsetto e il faux-cul (un’imbottitura particolare).

Negli anni seguenti, Westwood si consolida come stilista di riferimento della scena musicale New romantic con gruppi come gli Spandau Ballet e i Duran Duran attraverso elementi di sartoria sempre unici come gorgiere, scarpe platform altissime e un uso tutto nuovo di tipici tessuti british come il tweed o la lana inglese.

Westwood: icona e attivista

A distanza di decenni dalleribellioni londinesi, oggi Vivienne Westwood fa ancora parlare di sé: la stilista inglese infatti ha lanciato un’importante campagna per incoraggiare acquisti maggiormente consapevoli. “Less is more” afferma Westwood: la moda deve essere selezione e qualità, non solo quantità, diffondendo il messaggio di comprare meno e meglio. L’obiettivo è quello di opporsi ad una moda che appiattisce l’identità di ciascuno, una moda senza idee né carica rivoluzionaria.

“I miei abiti hanno una storia, un’identità. Hanno personalità ed un obiettivo, ecco perché diventano dei classici, perché continuano a raccontare una storia. E la stanno ancora raccontando.”

Westwood è nota anche per le campagne politiche e le lotte in favore dei diritti degli animali e la salvaguardia dell’ambiente, schierandosi fianco a fianco a Greenpeace contro il riscaldamento globale. La sua filosofia di vita si riflette nella mission del brand sempre attento all’impatto della moda sull’ambiente e fautore dell’utilizzo di materiali naturali e il meno inquinanti possibile.

Perché Vivienne Westwood è il mio mentor

Attenta osservatrice del mondo, Vivienne Westwood è una donna sempre alla costante ricerca del cambiamento e dell’evoluzione, mai stanca di mettersi in gioco.

Vivienne Westwood è una guida nel mio lavoro di consulente di immagine per la sua capacità di non cambiare mai la sua anima ribelle e anticonformista, incarnando un certo modo di concepire la moda britannica: quello di essere l’emblema di chi vuole distinguersi e comunicare realmente qualcosa con ciò che indossa.

Per Vivienne essere punk è stato, e lo è tuttora, un modo di concepire la vita e la libertà di essere se stessi senza avere paura del giudizio degli altri, oltre i meccanismi del mercato e le convenzioni della società. La moda di Vivienne è espressione forte e chiara del coraggio di dire io senza limiti ed etichette.

Mi presento

Sono Isabella Ratti, una Style Coach con il cuore italiano e l’anima nomade. A Milano scarico l’adrenalina nell’animazione delle sfilate, a Lugano coltivo l’equilibrio. Da bambina disegnavo abiti, oggi aiuto le persone e le aziende a disegnare la loro immagine, trasformando imperfezioni e difetti in punti di forza.

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