Nelle ultime settimane si è sentito molto parlare di Virgil Abloh, il direttore artistico di Louis Vuitton dal 2018 fino a quando è venuto meno, prematuramente, qualche settimana fa. Al di là della valutazione del suo operato artistico, credo che questa persona – perché prima di tutto si tratta sempre di persone – abbia portato una ventata d’aria fresca nella maison e nel mondo della moda.
Chi era Virgil Abloh
Virgil, classe 1980, nasce da una famiglia di origine ghanese a Rockford. I suoi studi sono – a sorpresa – in ingegneria civile. Il suo percorso formativo, in apparenza così lontano da quella che poi sarebbe stata la sua professione, gli ha permesso però di conoscere il futuro collega e amico Kanye West.
Ed è proprio Kanye West ad aiutarlo ad entrare nella moda internazionale quando – nel 2009 – Virgil comincia uno stage da Fendi al suo fianco (ricordiamo che Fendi fa parte del gruppo Vuitton). Da qui è un’escalation di successi e di responsabilità: nel 2018 viene nominato da Times come “il primo statunitense di origine africano ad essere direttore artistico di una casa di moda del lusso francese” e, nello stesso anno, rientra tra le 100 persone più influenti al mondo. Queste nomine sono state sicuramente frutto della nomina arrivata nel 2008 come direttore artistico della collezione uomo della maison di moda Louis Vuitton.
A 10 anni dall’inizio del suo impegno in Louis Vuitton (nel 2019) diventa membro del consiglio di amministrazione del Council of Fashion Designers of America, organo che ha il compito di promuovere e tutelare l’industria della moda statunitense: si tratta di una nomina molto importante, soprattutto quando a ricoprirla era una persona di origine africana.
Le tragiche circostanze in cui questo personaggio si è spento poche settimane fa, sono purtroppo note a tutti.
Lo stile di Virgil
Una delle caratteristiche di Virgil Abloh, sia come stilista sia soprattutto come essere umano, è stata la sostenibilità delle sue scelte.
Virgil Abloh è sempre stato un ambasciatore della sostenibilità, compiendo delle scelte etiche nella produzione del proprio marchio di abbigliamento: non a caso, proprio l’anno scorso quando si trovava all’apice del proprio status di icona, era diventato direttore artistico maschile di Louis Vuitton per questa sua caratteristica.
Grazie alle sue iniziative, nei primi 3 mesi del suo ruolo in Louis Vuitton, la pelletteria del brand è cresciuta di un incredibile +16%. La collezione di debutto di Virgil era caratterizzata da una vasta gamma di colori e motivi, come era facilmente intuibile dai pronostici che erano stati fatti nei mesi precedenti.
La sostenibilità e il tripudio di colori sono due cifre stilistiche di Virgil anche nella sua vita privata: ha sempre prediletto gli accostamenti di colori opposti (es: verde e rosso), smorzati da un capo must have di colore nero. L’abbinamento tra il colore nero e una tonalità più calda potrebbe essere considerata l’essenza del suo power dressing.
Questo abbinamento è stato esplicitato soprattutto durante la sua uscita in passerella a conclusione della sua prima collezione di lancio in Louis Vuitton.
Il potenziale Virgil Abloh nel mondo della moda
Virgil Abloh era considerata una figura dal grande potenziale non solo in Louis Vuitton ma nel mondo della moda. Il suo stile, personale e quello che aveva espresso come stilista, era caratterizzato da un nuovo modo di pensare la moda molto più orientata alla sostenibilità ambientale. Su questo tema tutte le grandi maison di moda si stanno attivando per rendere i propri capi d’abbigliamento “green” e dal ridotto impatto ambientale: in particolare, si stanno battendo per un controllo più rigoroso della filiera produttiva e il rispetto degli obiettivi sociali tra quelli esposti dall’ONU.
Un secondo aspetto per il quale Virgil era considerato un elemento disruptive rispetto al proprio contesto è l’inclusività. Anche se non dovrebbe destare scalpore che una persona di colore ricopra delle posizioni apicali nel mondo del fashion, Virgil era stato il primo a farlo.
Se dovessimo trarre due lezioni di vita da Virgil, ecco quali potrebbero essere:
- Rimanere fedeli a se stessi: la carriera di questo stilista dimostra come, ancora una volta, la fedeltà ai propri ideali e la conoscenza del panorama che ci circonda possano essere un elemento essenziale per il successo.
- Inclusività: come dico da anni, il mondo della moda deve sforzarsi di uscire dal suo storico cameratismo che la ha resa un settore molto chiuso (se vuoi approfondire il mio punto di vista, puoi visitare la mia pagina Democratize Fashion). Figure come Virgil hanno permesso a questo settore di uscire dalla propria condizione di “Turris Eburnea” e di aprirsi verso nuove energie e stimoli creativi.
Il binomio sostenibilità e inclusività saranno tra gli asset fondamentali per il mondo della moda dei prossimi anni: come risponderanno le grandi case di moda? Ai posteri l’ardua sentenza.


