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Sartoria e innovazione, la moda uomo abbraccia il quiet luxury (ma non sono tutti d’accordo)

La settimana della moda maschile si è conclusa, lasciando dietro di sé un’eco di riflessioni e tendenze che definiranno il panorama della moda nei prossimi mesi. Quest’anno, il palcoscenico ha visto un affascinante amalgama di tradizione e innovazione, con i grandi nomi del settore che hanno presentato le loro visioni per l’autunno e l’inverno.

Da un lato, il ritorno alle radici della sartoria classica e, dall’altro, l’esplorazione di nuove frontiere stilistiche hanno caratterizzato le proposte dei designer. Elementi chiave come il quiet luxury, che sottolinea un lusso sobrio e discreto, si sono contrapposti a tendenze più audaci e dichiarative, come quelle proposte da Brunello Cucinelli.

Queste diverse interpretazioni del lusso e dello stile maschile riflettono non solo la ricchezza creativa dei designer, ma anche l’evoluzione dei gusti e delle aspettative del pubblico moderno. La settimana della moda maschile si è rivelata, quindi, un vivido specchio delle dinamiche attuali della moda e specchio della società moderna, proponendo una narrazione complessa e sfaccettata dell’abbigliamento maschile contemporanea.

La prima sfilata uomo firmata Sabato de Sarno

Fonte: Instagram

La sfilata di Gucci guidata dal nuovo direttore artistico Sabato de Sarno ha inaugurato con stile la settimana della moda maschile, affermandosi come l’evento più discusso e atteso. In questa sua prima esposizione, de Sarno ha presentato una visione di moda maschile che fonde il passato con il presente, attingendo ispirazione dai lavori di Frida Giannini e Tom Ford, pur mantenendo un’identità distintiva e contemporanea. I capi, caratterizzati da un mix nostalgico, hanno incorporato un tocco di glitter, rimandando alle recenti collezioni di Prada, dimostrando così un sapiente equilibrio tra eredità e innovazione.

Nella collezione spiccano i lunghissimi cappotti, che con eleganza accarezzano la passerella, e le giacche in pelle, che ricordano alcune gonne presentate a settembre. De Sarno, con la sua maestria, esalta i capispalla attraverso uno styling coerente, dove ogni elemento del look si armonizza perfettamente con gli altri. La parte inferiore dell’abbigliamento è pensata per completare e valorizzare quella superiore, creando un’immagine complessiva di raffinata coerenza.

Un dettaglio cromatico di spicco è il “Gucci Ancora“, una tonalità di rosso che si distingue nel panorama della moda per la sua intensità e originalità, riflettendo la firma inconfondibile della maison. Si può parlare di Pantone Gucci? Assolutamente si visto che questa tonalità di bordeaux viene usata non solo negli accessori delle sfilate, ma anche nel marketing offline. Come non citare le affissioni comparse in città “Ogni tanto, lo so, anche tu sogno e sogni di noi”. Del resto non deve stupire perché un’opreazione analoga era stata fatta già da Pierpaolo Piccioli con il Pink Valentino.

Questa collezione, attesa con trepidazione da appassionati e critici, non ha deluso le aspettative: chi sperava in una linea di abbigliamento elegante, di alta qualità e fortemente desiderabile, ha trovato in questa sfilata un vero e proprio trionfo di stile e creatività. Con questa performance, Sabato de Sarno non solo onora l’eredità di Gucci ma apre anche nuove strade per il futuro della moda maschile.

Con questa sfilata si può pensare alla nuova era di Gucci? Forse è un po’ preso, ma sembra che ci siano le carte in regole per l’inizio di un nuovo regno.

Il set naturale di Prada di Raf Simons

Fonte: Instagram

La recente sfilata uomo di Prada ha segnato un punto di svolta nel panorama della moda contemporanea, proponendo un audace dialogo tra natura e creazione umana. I modelli hanno sfilato in uno spazio unico, separati solo da un vetro da un ambiente che sembrava quasi estratto da una realtà alternativa, descritto da Miuccia Prada come “quasi minaccioso“. Questo ritorno alla natura è stato magistralmente rappresentato attraverso un set innovativo: un pavimento di vetro rialzato, sostenuto da montanti di ferro, sotto il quale si snodava un paesaggio naturale evocativo.

Sotto i piedi degli spettatori, scorreva un ruscello che attraversava un prato, con l’acqua che sgorgava da sotto l’ingresso della passerella, proseguendo il suo corso su pietre di fiume, spingendo pigramente le foglie autunnali. Questo paesaggio era completato da macchie di erba e canne, creando un’atmosfera quasi incantata. La sorpresa iniziale di questo scenario ha catturato l’attenzione di tutti i presenti, richiamando il contrasto tra l’ambiente naturale e quello creato dall’uomo.

Al di sopra di questo paesaggio, la collezione di Prada ha seguito i normali protocolli di una sfilata di moda, ma con un significato più profondo, come evidenziato dalle parole di Raf Simons: «Gli screensaver della maggior parte delle persone sono la natura, ma alla fine ci troviamo in questo ambiente sintetico creato dall’uomo».

La collezione ha esplorato diversi ambienti di lavoro e le relative “divise” per vari tipi di uomini, delineando categorie come «l’uomo d’affari, l’uomo che lavora, l’uomo che pensa». Questa diversificazione sottolinea la complessità e la varietà dell’identità maschile nel mondo moderno.

La sfilata uomo di Prada ha offerto non solo un’esibizione di alta moda, ma anche una riflessione sul nostro rapporto con l’ambiente naturale, sfidando i convenzionali confini della presentazione della moda e offrendo una prospettiva nuova sul ruolo dell’uomo nel contesto contemporaneo.

Armani, la fluidità e il ritorno del mare

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La recente sfilata di Armani, tenutasi nell‘iconico Armani Teatro, ha rappresentato una vera e propria esplorazione dell’eterno e profondo rapporto tra uomo e mare, un tema che ha da sempre affascinato non solo il mondo della moda, ma anche quello della letteratura, con riferimenti a capolavori come “Moby Dick” e “Corto Maltese“. La collezione uomo della linea Emporio per il prossimo autunno-inverno, presentata da Giorgio Armani, è stata una testimonianza di questo legame, con un forte accento sull’esplorazione e la scoperta, simboleggiata dalla presenza scenica di un faro sulla passerella, guidando i modelli nel loro percorso.

Il designer ha proposto un viaggio attraverso abiti che riflettono una sensazione di eleganza portuale: lunghi cappotti, giacche abbreviate e pantaloni dai volumi generosi che evocano le uniformi di chi ha attraversato mari e oceani. Particolarmente significative sono state le casacche da marinaio, realizzate anche in pelle, e i cappelli a bustina, che rendono omaggio a un codice estetico dal fascino duraturo. I gilet e le pettorine, indossati sopra le giacche e i peacoat, hanno sottolineato un’idea di funzionalità e praticità.

La palette di colori ha richiamato l’ambiente marino, con sfumature di blu navy, grigio acciaio,bianco ghiaccio e nero notte, evocando l’immensità dell’oceano e la sua misteriosa bellezza. I ricami metallici su giacche, camicie e cappotti hanno aggiunto un tocco avventuroso, ricordando le incrostazioni lasciate dal mare sulle chiglie delle navi, più che un mero elemento decorativo.

In linea con la visione di Armani di superare i confini tradizionali, la sfilata ha incluso anche proposte per lei, frutto di un sapiente lavoro di adattamento di quelle maschili. Questo approccio riflette quello che lo stilista definisce “un accento sul passaggio fluido tra maschile e femminile, naturale ma sempre radicale“, evidenziando una visione inclusiva e progressista della moda, che abbraccia e celebra sia la diversità sia l’unità tra i generi.

L’oasi del cashmere arancione di Zegna

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La recente sfilata uomo di Zegna ha incarnato una visione rivoluzionaria della moda, portando in scena un guardaroba che si trasforma e si adatta, come descritto da Alessandro Sartori, che ha definito l’Oasi Zegna un vero “laboratorio“. Questa innovativa collezione autunno-inverno è stata presentata in un set suggestivo, dominato da una montagna di petali di cashmere che cadevano dal soffitto, evocando il movimento delle foglie autunnali in una installazione ipnotica e affascinante. Il cashmere, definito come il re dell’inverno, ha giocato un ruolo centrale nella sfilata, evidenziando la sua versatilità, preziosità e tracciabilità.

La filosofia di Sartori per Zegna si è concentrata su un guardaroba composto da capi stratificabili e combinabili, che vanno dai top ai bottom fino agli accessori, enfatizzando la libertà di interpretazione personale e la polivalenza delle proposte. Questa collezione non è solo un insieme di abiti, ma un sistema aperto di elementi che riflette un approccio dinamico e contemporaneo al vestire maschile.

Sartori ha illustrato l’importanza dell’Oasi Zegna, descrivendola come “il centro del nostro mondo, un vero e proprio laboratorio“. Questo luogo, sia fisico che ideale, è lo spazio in cui si esplorano nuovi materiali, si sviluppano nuove forme e si ideano soluzioni di abbigliamento in linea con il presente. L’attenzione di Zegna si concentra sulla sperimentazione con fibre e colori naturali, sulla decodifica delle funzioni e sulla ricodifica delle linee, creando così un’esperienza di moda che supera i limiti tradizionali.

La costante ricerca di bellezza ed eccellenza si intreccia con un impegno responsabile nei confronti dell’ambiente, segnando un punto di svolta nell’industria della moda. Sartori sottolinea: “Seguiamo un’idea sana di moda come trasformazione: di tessuti, colori, silhouette“. La sfilata di Zegna, dunque, non è stata solo una mostra di abiti, ma una dichiarazione di principi, dove moda, responsabilità ambientale e innovazione si fondono in un unico, armonioso concetto.

Black is Back di Dolce & Gabbana

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La recente sfilata di Dolce & Gabbana ha segnato un ritorno trionfale all’eleganza autentica, una svolta rispetto agli anni precedenti caratterizzati da tonalità d’oro, cuori e simboli religiosi. In questa occasione, “black is back” è stato il leitmotiv, una scelta che ha reso la collezione Sleek una delle espressioni più lucide, concentrate e, di conseguenza, maggiormente applaudite degli ultimi anni.

Il perché di questo successo? Dolce & Gabbana hanno fatto ciò che, in questo particolare momento storico, tutti i designer dovrebbero aspirare a fare: eccellere in ciò che sanno fare meglio. I 62 look della collezione Sleek sono un distillato dell’essenza del marchio, una versione aggiornata e perfezionata nei dettagli, che cattura l’essenza della contemporaneità e dello stile che ha reso il duo una bandiera del made in Italy nel mondo. Questa collezione parla di eleganza e artigianalità, di sartorialità e qualità, e lo fa con un linguaggio di semplicità. Utilizzando pochi elementi selezionati, tipici del DNA di Dolce & Gabbana, ogni pezzo è valorizzato al massimo: tagli perfetti, volumi calibrati, proporzioni discrete e un mood pulito ma sofisticato.

Il nero, predominante nella collezione, non solo è chic per definizione, ma richiede anche una precisione assoluta in ogni linea, dettaglio e misura. Accanto a questo, troviamo tocchi di denim, per aggiungere un senso di quotidianità, e pailettes, ma sempre in total black.

Un aspetto significativo sottolineato dai designer è il loro approccio agli influencer: hanno rivendicato con orgoglio di essere stati gli unici a non lavorare direttamente con loro, pur avendoli coinvolti nelle sfilate, ma senza mai pagare per la loro partecipazione. Questo cambiamento di direzione, avvenuto circa un anno e mezzo fa, ha visto Dolce & Gabbana tornare a collaborare con maestri come Meisel e Klein, e alcune modelle. Questa scelta riflette la loro passione per la moda e la convinzione che solo chi possiede vera competenza possa esprimere al meglio questo concetto. L’obiettivo è dare voce in tutti i settori a chi ha competenze, in un momento in cui tutti cercano soluzioni per migliorare.

Dobbiamo dar voce in tutti i settori a chi ha competenze, è arrivato il momento in cui siamo tutti stanchi, dobbiamo trovare una soluzione per migliorare. Dicono che la bellezza salverà il mondo e noi ci crediamo”.

Tiene banco il quiet luxury, ma Cucinelli non è d’accordo

La settimana della moda maschile di quest’anno continua a seguire la tendenza del “quiet luxury”, un concetto che ha guadagnato terreno nel panorama della moda. Il quiet luxury si riferisce a un lusso discreto, meno ostentato e più concentrato sulla qualità dei materiali, sulla cura dei dettagli e sull’eleganza sobria. Si tratta di una visione del lusso che preferisce l’understatement, dove il prestigio non deriva dalla visibilità del marchio, ma dall’eccellenza artigianale e dalla raffinatezza sottile delle creazioni.

Tuttavia, non tutti nel settore condividono questa visione. Brunello Cucinelli, esponendo il suo punto di vista durante Pitti Uomo, a Firenze, pochi giorni prima della settimana della moda, ha espresso una netta contrarietà al concetto di quiet luxury. Secondo Cucinelli, «Il lusso non può essere quieto, non ci si veste per essere anonimi. Tutti vogliamo apparire al nostro meglio, e l’abbigliamento serve a questo. Il ben vestire non ha nulla a che fare con lo scomparire». Questa affermazione si riflette chiaramente nella sua collezione presentata a Firenze, che ha riportato in auge le forme potenti tipiche del menswear degli anni Ottanta: spalle importanti, vita segnata e pantaloni con le pinces. Questi elementi rappresentano una visione del lusso più assertiva e visibile, che si discosta notevolmente dalla tendenza del quiet luxury.

La divergenza tra queste due visioni del lusso evidenzia una dicotomia interessante all’interno dell’industria della moda maschile. Da un lato, abbiamo una corrente che predilige un approccio più riservato e misurato al lusso, mentre dall’altro, designer come Brunello Cucinelli sostengono una manifestazione più audace e definita del prestigio attraverso l’abbigliamento. Questo contrasto riflette la diversità e la complessità del concetto di lusso nel mondo della moda contemporanea.

L’apertura dell’Haute Couture di Parigi con Pharrell Williams

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Pharrell Williams ha lasciato un segno indelebile nella Haute Couture a Parigi, aprendo lo show di Louis Vuitton con uno spettacolo che ha brillantemente fuso musica, moda e cultura pop. La sua performance ha elevato l’evento a un livello di spettacolarità e innovazione senza precedenti. Williams, conosciuto per il suo eclettico talento e per essere un’icona di stile, ha concluso la sfilata con un’esibizione memorabile, dove ha assunto le vesti di un cowboy rivoluzionario.

Questa scelta di stile ha non solo aggiunto un fascino unico alla sfilata che ha portato in passerella dei capi che strizzano l’occhio a tanti film firmati Quentin Tarantino, ma ha anche sottolineato l’audacia e la creatività che Louis Vuitton rappresenta. Il suo intervento ha dimostrato come la moda possa essere un potente veicolo di espressione artistica e culturale, riuscendo a catturare e a interpretare l’essenza del nostro tempo attraverso un linguaggio visivo e performativo.

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Mi chiamo Isabella Ratti sono una Business Image Expert e appassionata di fashion marketing. Il mio studio approfondito in questo settore, coronato dalla pubblicazione di un libro sull’argomento, mi ha permesso di apprezzare con occhio critico le sfumature e le dinamiche di questa edizione.

L’emergere del quiet luxury come tendenza predominante riflette una trasformazione significativa nel modo in cui l’uomo moderno percepisce e si approccia al lusso. Questo movimento verso un’eleganza più discreta e misurata, tuttavia, non oscura la ricchezza e la varietà che caratterizzano il mondo della moda maschile. Osservando le diverse interpretazioni dei designer, rimango affascinata dalla loro capacità di bilanciare innovazione e tradizione, proponendo visioni che non solo rispondono ai cambiamenti dei tempi, ma li anticipano. La Settimana della Moda Maschile si conferma così non solo un evento di rilievo nel calendario della moda, ma anche un terreno fertile per lo studio e l’analisi delle tendenze emergenti, continuando a ispirare il mio lavoro e la mia passione per questo dinamico mondo.

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