Il tubino nero di Givenchy è oggi un capo-icona che viene indossato da tutte coloro che non solo vogliono rifarsi ad un modello estetico ben preciso, ma anche a chi vuole trasmettere un messaggio di eleganza e leadership. La storia di questo abito mi ha sempre affascinata, perché come altri, ha segnato un passaggio storico nella moda e nel costume, sottolineando un cambiamento anche sociale che si era compiuto. In questo articolo potrai approfondire:
- L’inizio della rivoluzione…in nero
- Givenchy “inventa” il tubino nero
- La notorietà con Colazione da Tiffany
- Audrey e Hubert
- L’eredità del tubino nero
L’inizio della rivoluzione…in nero
La storia del tubino inizia negli anni ‘20: siamo nel periodo della Belle Epoque, a Parigi che è il cuore e la culla di una cultura e società sfarzosa dove tutto (o quasi è permesso e concesso). In una città dove il can-can era considerato un ballo proibito, le donne cominciano a voler esprimere la propria emancipazione anche attraverso l’abbigliamento. In questa polveriera culturale una giovanissima Coco Chanel compie un primo e importantissimo passo, introducendo il vestito nero corto.
Perché una rivoluzione? Sicuramente per il colore. Il nero, infatti, fino ad allora veniva indossato esclusivamente nelle occasioni di lutto e mai si sarebbe pensato a questa tonalità per poter esprimere eleganza o addirittura emancipazione. A discapito degli stereotipi dell’epoca nasce il Petite Robe Noire, che è un manifesto di liberazione e modernizzazione della donna. Le linee sono essenziali, come quelle di un chemisier con la scollatura dritta o a barchetta, la lunghezza fino a metà polpaccio. Il successo di questo capo d’abbigliamento viene dato dalla sua eredità che venne colta non solo da Givenchy, ma soprattutto da Karl Lagerfeld, per 36 anni alla guida della maison, che lo ha interpretato più e più volte.
Givenchy “inventa” il tubino nero
Tra l’esperienza di Coco Chanel e il tubino nero di Givenchy che conosciamo oggi non solo passano gli anni ma soprattutto la cultura di riferimento: tra i due stilisti e le loro creazioni trascorre soprattutto l’orrore della Prima Guerra Mondiale, un’esperienza dalla quale l’Europa faticherà a riprendersi ma dalla quale la Francia esce vittoriosa.
Gli anni ‘50 sono l’era del New Look di Christian Dior e dei movimenti conservatori che nascono nel dopoguerra che riportano il tubino nero alla sua originale conformazione , sinonimo di una donna pericolosa. Il resto viene fatto dal mondo del cinema in cui i personaggi femminili trasgressivi venivano rappresentati proprio con questo capo d’abbigliamento. Solo per citare due casi eclatanti: Les Diaboliques, di HenriGeorges Clouzot (1955) e La dolce Vita (1960). In entrambi i casi si conferma la tendenza a far indossare il tubino a donne perturbanti, dalla forte carica sensuale e che erano in aperto contrasto con il modello della donna-casalinga dedita alla famiglia.
Bisogna aspettare però l’estro creativo di Hubert de Givenchy e della sua musa Audrey Hepburn per consacrare il tubino nero tra i capi iconici di stile. Bisogna però sottolineare che Givenchy non ha, tecnicamente, inventato il tubino ma ha piuttosto raccolto la storia di questo abito che era già abbastanza diffuso per interpretarlo e cristallizzarlo nella storia del costume.
La notorietà con Colazione da Tiffany
Chi non conosce la scena d’apertura di Colazione da Tiffany in cui una giovane Audrey Hepbrun con occhiali da sole, frangetta e tubino nero guarda in maniera malinconica la vetrina della gioielleria a New York mentre beve un caffé e assaggia un croissant? L’iconicità di questa scena ha contribuito a rendere quello specifico tubino nero un modello di eleganza e raffinatezza intramontabile. Da quel momento in avanti chiunque indossasse quel capo di abbigliamento si sentiva Holly in Colazione da Tiffany.
Basti pensare che proprio quel vestito è stato venduto da Christie’s per 410.000 sterline nel 2006. Nel film si delineano alcuni aspetti essenziali (oggi perduti) di questo capo d’abbigliamento: il tubino è lungo fino ai piedi, a differenza di quanto si usi adesso, ha uno scollo a barchetta e viene abbinato ai guanti lunghi.
Con il passare del tempo e il susseguirsi delle mode, anche il tubino nero di Givenchy ha subito dei cambiamenti, diventano più corto e non prevedendo più i guanti.
Audrey e Hubert
Quali sono state le ragioni del successo di un capo d’abbigliamento che aveva una storia così travagliata e che, in apparenza, non aveva nulla di particolare? Sicuramente bisogna considerare il prestigio dello stilista: Hubert de Givenchy era infatti negli anni ‘60 uno degli stilisti di punta a Parigi e, proprio per questo, è stato tra i primi a prestare la propria arte al mondo del cinema.
Da qui il rapporto con Audrey Hepburn che allora era solo un astro nascente: i due strinsero un legame di amicizia molto forte, tanto che l’attrice venne definita in più occasioni come la musa ispiratrice dello stilista. Il successo del film, sostenuto dalla popolarità crescente che Hollywood stava raccogliendo in quegli anni, hanno fatto il resto. Il risultato è stata una consacrazione di tutto quello che in “Colazione da Tiffany” c’era: dall’attrice, al vestito e allo stilista che lo ha disegnato (e anche del gatto).
Audrey Hepburn affidò anche altri costumi delle proprie pellicole (Vacanze Romane) o per occasioni importanti, come quello per la notte degli Oscar in cui venne premiata per il suo ruolo come Olly.
L’eredità del tubino nero
Sarebbe complesso elencare tutte le donne, nel mondo della moda e del cinema, che hanno indossato il tubino nero. Vorrei quindi piuttosto soffermarmi su quelle occasioni in cui questo capo d’abbigliamento è stato utilizzato nella sua forma originaria, ossia come un lungo abito da sera nera sinonimo di eleganza. Gli esempi più fulgidi, chiaramente, provengono dal mondo del cinema: come dimenticare l’abito di Meryl Streep alla cena di Gala in “Il Diavolo veste Prada”? Con una carica sensuale più marcata, ma una connotazione altrettanto carismatica si ricorda l’abito di Angelina Jolie in “Mr e Mrs Smith” indossato anche sulla locandina del film.
Il tubino nero, comunque, è stato anche la grande passione dei reali: basti pensare che la Wallis Simson, Duchessa di Windsor, collezionava questi abiti neri.
Il tubino nero nella tua strategia di personal branding
Mi chiamo Isabella ratti e sono una Business Image Expert, ossia aiuto le persone che si rivolgono a me per creare un’immagine online e offline coerente. Il power dressing è infatti un insieme di accorgimenti strategici che consentono alla persona di comunicare, anche attraverso l’abbigliamento e gli accessori, le proprie ambizioni, la posizione lavorativa e molto altro.
Il tubino nero, grazie alla storia di cui hai letto in questo articolo, rientra tra i capi must have nell’armadio delle donne che desiderano essere elegante ed esprimere carisma ed indipendenza. E tu lo hai nell’armadio?


