La lezione del ciliegio in fiore: sbocciano ancora i cherry blosson di Takashi Murakami sulle borse Louis Vuitton
Un ritorno per tempo
Stavamo aspettando la seconda parte della collaborazione di Takashi Murakami e Louis Vuitton e se non ha sorpreso il concept visto che se lo aspettavano un po’ tutti, questo ritorno è stato accolto con un sorriso d’approvazione generale. Il ritorno dell’iconica collezione Cherry Blossom del 2003 realizzata da Murakami insieme a Mark Jacobs per Louis Vuitton nelle due settimane che anticipano la primavera non avrebbe potuto essere più azzeccato e la comparsa di Zendaya su sfondo rosa sakura ha strappato solo consensi. Dopo il grigio bigio di febbraio, dopo più di vent’anni, vuoi il colore, vuoi la nostalgia, vuoi, per i più tecnici, l’enorme successo che ha avuto (ad inizio secolo la Cherry Blossom costava 5000 euro e andò a ruba oltre che a consacrare sia Mark Jacobs che Murakami nei rispettivi olimpi, moda uno, arte l’altro) utilizzare la primavera del 2025 per far rifiorire il monogramma LV ha del geniale.
I fiori di ciliegio o meglio, i Sakura, perché questi delicati fiorellini che adornano gli alberi per appena dieci giorni non campano più di dieci giorni, piovono dai rami senza lasciar frutti e sono una delle attrazioni turistiche più famose che possa offrire il Giappone. Bisogna vivere su Marte per non saperlo. Poi moda, marketing e storia dell’arte.
Sakura, un fiore speciale
I fiorellini rosa, non è il caso di dirlo, ci sono pure a Milano. Senza specificare possiamo dire che anche in una qualsiasi via dietro qualsiasi casa, la primavera è in arrivo quando cominciano a comparire fiorellini rosa sui rami di qualche albero che sopravvive non solo all’inverno ma a Milano stessa.
Il fatto è che a Milano, in Italia, altrove, tolta qualche foto col cellulare e qualche breve constatazione, non ci si da troppo peso. I più sfortunati possono cominciare ad andare in farmacia per gli antistaminici ed i più pessimisti pensare che si avvicina la fine dell’anno fiscale. Che c’è da celebrare nell’anno fiscale? Invece in Giappone l’anno fiscale, ciliegi in fiore, fine dell’inverno ed inizio anno scolastico sono un momento da festeggiare. Il Sakura è un simbolo di buona fortuna e buona speranza.
La stagione dei Sakura attrae ogni anno turisti da tutto il mondo, durante la stagione della breve fioritura i giardini ed i parchi si riempiono di viaggiatori pronti a godere questa vigilia con spirito autoctono.
Tradizioni e marketing
Se si capita in Giappone al momento dell’Hanami, la Festa del Sakura o Cherry Blossom (hana vuoi dire fiore, mi invece sta per guardare) si può vedere che qualsiasi brand, che siano vestisti, cosmetici, snack, cioccolata, bevande fa uscire una linea stagionale dedicata al Sakura. Starbucks ha un Sakura drink, per nominare un brand che è ovunque.
Questo non deve far pensare che sia un evento soltanto commerciale per niente sentito dalla popolazione giapponese. L’Hanami, il guardare i ciliegi in fiore, uscire a fare un picnic sotto una nuvola rosa e festeggiare la bellezza della primavera, è una tradizione molto cara al popolo giapponese da secoli. Si può vedere nelle stampe antiche, si può constatare dai numerosi eventi tradizionali dedicati. Sfilate con vestiti tradizionali, bancarelle, spettacoli teatrali, occasioni per riunirsi ad amici e familiari.

Bellezza e calendario
Le radici dell’Hanami sono salde ed antiche. La festa del Ciliegio in Fiore cominciò durante la corte imperiale dell’Imperatore Saga quasi un migliaio di anni fa. In passato i giapponesi usavano la fioritura del Sakura per stabilire le date giuste per una buona semina e prevedere il momento del raccolto. Questo fa del Hanami una festa mobile e va specificato, itinerante. La Festa del Sakura non cade simultaneamente in tutto il Giappone. Da metà marzo a maggio la fioritura comincia nella parte nordest del paese per finire di nuovo a nord ad Hokkaido.
In ciascuna area dura appena dieci giorni. In ciascun angolo del paese si può vivere un Hanami ma le località più famose sono il Parco di Ashino in Aomori con più di 2300 alberi in fiore, il Shinjuku Gyoen a Tokyo, il Mistueke Koen a Yokohama, la famosissima Pagoda Chureito presso i cinque laghi Fuji e il Miharu Takizakura a Fukushima. Sono stati in passato un segnale importantissimo per la sopravvivenza della specie, quando il semina e raccolto erano vita o morte. L’alterazione della loro fioritura, nell’ultimo decennio sfasata dai cambiamenti climatici, preoccupa visto che oggi è questo vita o morte. Poi sono bellissimi. Dalle serigrafie ai manga qualunque giapponese abbia saputo tenere una matita in mano da Saga in poi non ha resistito al fascino di quelle nuvole rosa.
Dall’arte alla borsa
Nel 2003 Marc Jacobs era direttore artistico da sei anni ed era il designer la cui capacità di leggere la cultura e trasformarla in moneta sonante al momento delle vendite. Perfino quando questo intuito lo metteva nei guai, ne è prova la collezione Grunge, oggi rivalutatissima, che gli causò il licenziamento da Perry Ellis svincolandolo giusto per approdare alla leggendaria pelletteria francese. Jacobs è sempre stato un collezionista d’arte serio ed attento e le sue uscite con Louis Vuitton lo dimostrano. Prima il tema a graffiti punk glam con Stephen Sprouse, nel 2001, poi il patchwork assieme a Julie Verhoeven nel 2002.
Nessuno può togliere alle collezioni di Sprouse (ricordate le rose? Le scritte phat? Ecco, quella) e Julie Verhoeven il loro status di pezzi da collezione, ma il loro passaggio è comparso su uno dei monogrammi più famosi al mondo senza alterarne il substrato, lasciandolo intatto. Splendide, pezzi da collezione per cui strapparsi i capelli ma ferme lì. Chic, per carità, però relegate al loro periodo e legate a quel periodo e ai grandi artisti che le hanno firmate. Riconoscibilissime. L’anno dopo aver portato la designer britannica sulle borse, Jacobs decise di puntare su Murakami.
Nativo di Tokyo, neopop, con lo stile superflat di assenza prospettica in cui si può combinare tutto, dalla tradizione più antica a quella più recente, giapponese ed occidentale. Già famoso per Mister DOB ma non ancora l’icona pop che avrebbe disegnato la copertina dell’album di Kanye West. A metà ancora fra gloria e prossima fioritura. In un momento della sua carriera che pensando all’Hanami possiamo definire fra marzo e maggio.
La fusione di Murakami
A differenza dei suoi colleghi, Murakami, un non ancora affermato Murakami, non si è limitato a piantare sakura sullo sfondo terra. Ha ridisegnato, ripensato, il monogramma, colorandolo vivacemente usando lo sfondo bianco o il nero. Prendendo influenza dalla cultura dei manga fino alla tradizionale composizione giapponese degli stemmi di famiglia, quella creata in realtà durante la mania nipponica in voga durante il tardo periodo vittoriano.
Figlie di queste visioni sono l’Eye Love Monogram, il Cherry Blossom, il Monogram Cerises e in Monogramouflage. Come aveva intuito Jacobs, l’irriverenza di Murakami era esattamente quello che mancava a Louis Vuitton per spopolare anche fra adolescenti e nuove generazioni per il globo terraqueo quando ancora globalizzazione era una parolaccia. A Parigi la prima edizione limitata è andata a ruba in poche ore. A New York la lista d’attesa arrivò fino a 7000 speranzosi. Squaletti e speculatori su eBay caricavano fino a 2000 dollari il prezzo in negozio. Per non parlare delle imitazioni nei mercatini anche da noi in Brera o al Forte. Tutto per mettersi al braccio la Murakami vista a Naomi Campbell, Madonna, Paris Hilton ed anche alla Queen Bee, fiction ma non per questo meno leggendaria, Regina George in Mean Girls.
Un momento fortunato

La storia della collaborazione fra lo scultore ed artista Takashi Murakami e Marc Jacobs per Louis Vuitton sembra confermare che i Sakura siano un portafortuna infallibile. Lo dice lo stesso Murakami ricordando il periodo dal 2003 al 2014, anno in cui Jacobs lasciò il marchio:
“Il tempismo non avrebbe potuto funzionare meglio a mio vantaggio, ripensandoci non posso che ritenere che sia stato molto fortunato.”
L’esperimento Murakami-Louis Vuitton è stato un connubio che ha alzato le quotazioni ed il profilo dell’artista di Tokyo in maniera considerevole. Quattro anni dopo la collaborazione il Los Angeles Museum of Contemporary Art organizzò una retrospettiva itinerante dedicata a Murakami che si concludeva al Brooklyn Museum. Un sogno diventato realtà per un fan di Warhol e Basquiat come lo è sempre stato il giapponese. Non male.
Sarà per questo motivo che è la seconda parte della campagna ad aver scatenato l’hype? Abbiamo raccontato la storia del Sakura e la sua tradizione e la storia di Murakami, il Cherry Blossom e Marc Jacobs ed alla fine dei conti i fatti sembrano confermarlo. I Sakura portano davvero bene.
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