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L’Alta Moda riflette: il vero colpo di scena della Fashion Week parigina

Se il vostro invito per gli eventi della Parigi Haute Couture Spring Summer ‘25 è finito nella casella “indesiderata”, nessun problema, siamo qui per dirvi cosa vi siete persi. Alla Fashion Week per antonomasia nella capitale dell’Alta Moda dal diciassettesimo secolo in poi non si sfila, vanno in scena spettacoli interpretati da abiti. Alla faccia dei profani che pensano si tratti di scoprire che smalti scegliere. Ad essere di moda quest’anno è la crisi esistenziale. Pianeta allo sfacelo, AI che creano, pensano, calcolano, e noi, come ne usciremo?

Dolce&Gabbana

Dolce & Gabbana, a Parigi per l’inaugurazione della mostra Les Sicilliennes, ha presentato una rassegna di classici e ribadito: “Siamo sarti”. Siciliani, ovvio. Argomento validissimo. L’AI non svuota la lavastoviglie così come non cuce a mano.

Ludovic de Saint Sernin

Ludovic de Saint Sernin, guest design di Gaultier, fa emergere dagli abissi un’invasione di beffardi sopravvissuti dal naufragio di un misterioso veliero pirata. Capelli bagnati appiccicati al volto e passo lento, subacqueo, gli invasori si pavoneggiano in mise eleganti fatte con tutto quello che han potuto recuperare: corsetti di ottima fattura ancora intatti, piume di uccelli marittimi, reti da pesca, sartie, vele, corde, perfino uno strato di petrolio.

Maison Valentino

Se sopravviveremo si parlerà per anni della stravaganza di Vertigineux, lo show di Alessandro Michele per Valentino: un vero e proprio trattato di cento e passa pagine, una vertiginosa lista, citando Eco, al posto del programma; buio in sala, musiche suggestive, scenografia d’avanguardia con led su cui scorrono parole e numeri a ciascuna uscita. Il caos generato dalle matrici che avrebbero dovuto mettere ordine non risparmia la moda, e nonostante lo spettacolo riuscito, qualche maligno dirà che non è rimasto molto neanche di Valentino.

Elsa Schiapparelli

Sfidando la sorte scritta nel mito, Daniel Rosberry per Elsa Schiapparelli realizza l’ambizione di Icaro fuggendo verso l’alto. Percorrendo una serpentina formata dalle sedie del pubblico le creazioni ispirate alla fondatrice e ad una serie di maestri, da Worth ad Yves Saint Laurent, risplendono trionfanti nel sole come antichi tesori.

Dior

Dior gioca con la storia di Alice, la bambina finita nel mondo surreale alle prese con filastrocche e paradossi, con cresta da Astro Boy e tacchi bassi sfida il presente con il suo stesso nonsense mentre Armani e Chanel non entrano in nessun argomento.

Armani Privè

Niente sembra poter intaccare la fiducia delle eleganti creazioni di Armani Privè, il cui pregio si intuisce a vista, a cui bastano sandali gioielli e clutch per dire la loro. La maison parigina, che celebra i 110 di attività, punta sul simbolismo: repertorio appena rivisitato in colori di tutte le ore del giorno e della notte sfila sulla doppia C disposta a ricreare l’infinito. Sul finale un accenno di tailleur con gonna di tulle e velo da sposa. Come una regina sposa il suo paese, Mademoiselle ha sposato lo stile inimitabile, senza tempo.

Cascasse il cielo e anche la terra.

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